Schio e la val Leogra
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Malo
Presso la principale via di questo
centro, sorto in un'area
già abitata in età preistorica e organizzato in Comune nel XIII secolo,
l'ex filanda Maule-Massignan ricorda gli sviluppi dell'industria
serica nel Vicentino tra il XIX e il XX secolo. Presso la Cantina sociale
è allestito un Museo della
Civiltà rurale del Vicentino che espone attrezzi di lavoro e
oggetti dal 1880.
Schio
In una zona di vie di comunicazione già battute tre millenni or sono,
l'antica "Schledum" cominciò a imporsi dopo il 1123, quando vi si trasferì
la pieve di Belvicino. Comune dal 1228, poi dominio scaligero e visconteo,
divenne polo tessile sotto Venezia (1406-1796). Tappe fondamentali della
vocazione della lana di Schio,
oggi uno dei maggiori centri produttivi del Veneto, furono poi la concessione
vicentina a produrre "panni alti" (1701), il successivo zelo imprenditoriale
del nobile Niccolò Tron, già ambasciatore veneto in Inghilterra e importatore
di metodi decisivi per la futura "piccola Manchester", e la nascita
(1817) dell'azienda di Francesco Rossi.
Alta sulla piazza principale, dove un monumento del 1879 celebra
il lavoro del tessitore, l'antica chiesa di San Pietro si presenta oggi
in una veste sette-ottocentesca, ampliata entro il 1879 da quell'Antonio
Caregaro Negrin che realizzò molte tra le commesse dei Rossi. Neoclassico
è pure il poco lontano palazzo Da Schio, dove una lapide ricorda
il membro della casata che fu pioniere dei viaggi in dirigibile. Un
più alto colle ospita nel verde i resti del Castello dei conti
Maltraverso, abbattuto nel 1514.
Costruita a pianta centrale nel 1436, poi ampliata con la navata gotica
e il campanile (1520-22), la chiesa di San Francesco ha un fregio interno
affrescato con storie dell'Ordine francescano (XV-XVI secolo),
una rinascimentale pala di Santa Caterina di Francesco Verla
(1512) fra il 2° e il 3° altare laterale, una Madonna in piedi
policroma del '500 e un notevole coro ligneo del 1509.
Un grandioso edificio a sei piani, con 330 finestre e 125 colonne portanti
interne in ghisa, completato nel 1862, domina l'area la "Fabbrica alta"
lungo via Pasubio. Sul lato opposto è il giardino (1859-78) intitolato
all'inventore del metodo di tessitura Jacquard. Oltre a questo complesso,
eccezionale testimonianza di archeologia industriale, merita un'occhiata
anche, tra largo Fusinelle e via XX Settembre, il lanificio Conte,
fondato nel 1777 e strutturato nella veste attuale tra 1886 e gli inizi
del '900.
Tra la fabbrica e il torrente si stende la città operaia, fatta costruire
da Alessandro Rossi tra il 1872 e il 1877 su progetti di Antonio Caregaro
Negrin. Ampliata tra il 1888 e il 1896 ("Quartiere Nuovissimo"), quest'urbana
è impostata su un ordinato scacchiere e secondo le teorie interclassiste
propugnate da Rossi: sono così presenti, oltre a villini monofamiliari,
case operaie a schiera, scuole e un teatro liberty di Ferruccio Chemello.
Sulla via del Trentino
Oltre Schio, la statale corre nello stretto fondo vallivo scavato in
profondità dal torrente Leogra per raggiungere
Valli del Pasubio,
la cui settecentesca Parrocchiale conserva una Pietà in pietra
del XVI secolo. Superata Malga Prà, con il Giardino alpino
San Marco, raggiunge il passo di Pian delle Fugazze, vasta
depressione aperta sul confine tra Veneto e Trentino. Da qui si può
salire al Sacello-Ossario del Pasubio, eretto nel 1926 per custodire
i resti di oltre 5.000 soldati italiani e austriaci.
Oggi il massiccio del Pasubio, che culmina nella cima Palon,
è un'importante meta di sport invernali e di escursioni estive.
