La pianura a sud di Bassano
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Dalla roggia "Roxata", realizzata attorno al 1375 per garantire una corretta irrigazione alla zona, deriva il toponimo Rosà, che ha il proprio baricentro nella parrocchiale di Sant'Antonio Abate. La chiesa, di fondazione quattrocentesca ma profondamente rimaneggiata agli inizi del XVIII sec., conserva un Circoncisione di Leandro Bassano. Proseguendo in direzione di Nove, si raggiunge villa Dolfin, riuscita sintesi tra un corpo centrale seicentesco e ali degli inizi del secolo successivo. La collocazione, poco fuori dell'abitato, inserisce la residenza, arricchita dal parco romantico disegnato dal naturalista bassanese Alberto Parolin, in un contesto già pienamente agricolo, rendendo bene l'idea del rapporto totale di adiacenza che si aveva in queste ville tra dimora padronale e campi coltivati. Più oltre, a Cartigliano, villa Morosini-Cappello (oggi sede del Comune) presenta il corpo principale, realizzato nella seconda metà del '500 probabilmente da Francesco Zamberlan, interamente rivestito da un esile loggiato della seconda metà del XVII sec. Dalla terrazza posta al piano nobile si poteva spaziare con lo sguardo sui possedimenti che la famiglia veneziana committente aveva in zona, costituiti da oltre 1000 campi, mulini e stabilimenti per la bachicoltura. La vicina Parrocchiale, rimaneggiata nella seconda metà del '600, conserva nel transetto sinistro un ciclo di affreschi realizzati da Jacopo Bassano con la collaborazione del figlio Francesco (1575); all'altare, Madonna e santi di Bartolomeo Montagna.
Nove
Come ricordano gli artistici elementi di arredo urbano che ornano
il centro, Nove acquistò
fama per le manifatture di maiolica che qui si diffusero dalla fine
del XVII sec. Particolarmente celebre fu la bottega degli Antonibon
che nel 1763 ottenne dalla
Serenissima speciali
privilegi per la produzione di porcellana, e che rimase in attività,
producendo dal 1784 anche terraglia di tipo inglese, fino al 1825.
A questa attività produttiva è dedicato il
Museo civico della Ceramica,
ospitato nelle sale dell'ottocentesco palazzo De Fabris,
che offre un'ampia panoramica sulla produzione
ceramica
veneta, novese e vicentina in particolare, dal XVII sec. ai giorni
nostri. Deposito permanente del Museo sono le opere di artisti italiani
e stranieri premiate ai concorsi del Salone Internazionale della Ceramica,
promosso dall'Ente Fiera di Vicenza dal 1949 al 1975.
