San Zeno Maggiore
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San Procolo
Il sito che accoglie questa chiesa e la basilica di San Zeno Maggiore
corrisponde all'area cimiteriale paleocristiana nord-occidentale della
città, già necropoli romana, dove nel IV secolo vennero sepolti i
vescovi veronesi. San Procolo, fondata nel V-VI, fu ricostruita nel XII
secolo, rimaneggiata all'interno nel '500 e completamente recuperata da
un accurato restauro nel 1988. La facciata a capanna presenta due bifore
e un protiro pensile con affreschi trecenteschi. Nell'interno, decorato
da opere di artisti veneti del '500 e '700, si trova, vicino all'abside,
una statua policroma del santo di Giovanni di Rigino. La
scalinata centrale conduce alla cripta, spartita in tre navate da
colonne di reimpiego con capitelli cubici (secoli VIII-X) che reggono
archi a tutto sesto; le volte sono a crociera.
San Zeno Maggiore
Per secoli punto di riferimento della vita religiosa e civile di Verona,
è una maestosa basilica, capolavoro del romanico italiano, nata a fine
IX secolo dal rifacimento di una chiesa altomedievale; inserita nel
monastero benedettino da cui in origine dipendeva, unisce all'antico
significato religioso del sito il valore-simbolo della libertà comunale
(per secoli custodì il carroccio della Lega veronese). Costruttore fu
l'arcidiacono Pacifico, ma, distrutta dal terremoto del 1117, fu
riedificata nel 112-38 e prolungata e rialzata verso la seconda metà di
quel secolo.

La facciata a salienti è spartita da due contrafforti, ornata da lesene e arcatelle e percorsa da una galleria di bifore; la ruota della fortuna in alto è un grande rosone scolpito da Brioloto (inizi '200). Al centro, un protiro su leoni stilofori racchiude il bel portale (1138) di Nicolò e bottega, i cui rilievi sottolineano il significato simbolico dell'accesso alla chiesa come ingresso della salvezza: l'estradosso dell'arco, decorato da animali, termina nei due telamoni sormontati da San Giovanni Battista e San Giovanni evangelista; nel frontone, Agnello mistico e la mano di Dio; valore più civico hanno le figurazioni ai lati (ciclo dei Mesi), nella lunetta (San Zeno benedicente consegna i vessilli del Comune ai fanti e ai cavalieri) e alla base (due miracoli del santo). Lo stesso vale per i rilievi laterali: sia quelli di destra, di Nicolò, che narrano storie della Genesi, sia quelli di sinistra, firmati da Guglielmo, dove le storie del Nuovo Testamento convivono con scene della popolare leggenda di re Teodorico. Le 24 formelle in bronzo sulla porta riprendono in rispondenza analogica i temi trattati dal portale: 21 storie del Vecchio e 20 del Nuovo Testamento, quattro della vita di San Zeno, insieme a figure di re incoronati e di santi; quanto alla datazione, la critica parla di una prima officina per l'anta sinistra e la zona inferiore della destra (inizi secolo XII), e di una seconda per l'anta destra (fine stesso secolo). L'abside gotica è del 1398, il campanile (secolo XII) è in tufo e cotto.
Una scalinata scende nel vastissimo interno, a tre navate su pilastri e colonne con capitelli reimpiegati da edifici romani; il soffitto a carena di nave è del 1386; in fondo, il presbiterio rialzato nasconde la cripta. Il battistero è di fine XII secolo, la grande vasca in porfido proveniente dalle terme romane. Navata destra e presbiterio sono adorni di affreschi dei secoli XIII-XV: spiccano un grande San Cristoforo, la Madonna bianca del Secondo Maestro di San Zeno e varie pitture del Primo Maestro di San Zeno. Sull'altare maggiore, che impiega come mensa un sarcofago del secolo XII, trittico (Madonna col Bambino tra angeli e santi, 1457-59) di Andrea Mantegna; nell'abside, affreschi attribuiti a Martino da Verona; davanti all'abside sinistra, statua policroma di San Zeno del '300; sopra la porta della sagrestia, Crocifissione della scuola di Altichiero. La duecentesca cripta è su sette arcate rette da colonne di recupero e pilastri affrescati, come le pareti, nel XIII-XIV secolo; nell'abisde, chiusa da una cancellata del XV, è l'altare-sarcofago con le spoglie di San Zeno.
Dalla navata sinistra si accede al chiostro romanico (1296-1313), su
colonnine bisate che reggono in parte archi a sesto acuto; sotto il
portico sono varie tombe trecentesche, tra cui il sepolcro di Giuseppe
della Scala (nella lunetta, bell'affresco di scuola giottesca).
A sinistra della chiesa si leva il torrione superiore dell'abbazia di
San Zeno: all'interno rimane un affresco duecentesco (Omaggio dei popoli
della terra al potere imperiale) che è interessante per l'iconografia.
Porta San Zeno, attribuita a Michele Sanmicheli, ebbe solo uso civile. Di più antica fondazione è la porta Fura o Catena, che consta di tre aperture. Sono queste due i passaggi che interrompono il giro delle mura, definite dagli Scaligeri in contemporanea al ridisegno della città prendendo come fulcro della stesse Castelvecchio; la nuova cinta, iniziata nel 1283-87 e conclusa nel 1329, abbracciava i borghi suburbani e vaste estensioni libere e a coltivo. Il perimetro difensivo fu aggiornato e riqualificato dai veneziani, quindi parzialmente smantellato dai francesi, rinnovato e rinforzato dagli austriaci per le nuove esigenze difensive.
