Corso Cavour e Palazzo Bevilacqua
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Corso Cavour
Ricalca il tracciato della via Postumia fuori della porta dei Borsari e
fu asse di primaria importanza nel
medioevo, conoscendo poi l'intervento di
Michele Sanmicheli. Subito
dopo l'incrocio con via Oberdan è la casa dei Giolfino, con resti
di decorazione sulla facciata opera del più noto di quella famiglia,
Nicolò; da sottolineare anche la vasta facciata del palazzo Carlotti
(1665), il palazzo Carnesali della prima metà del '500, e il
rinascimentale palazzo Scannagatti, modificato nel 1862, che
presenta un bel portale attribuito a Domenico da Lugo.
Ss. Apostoli
La "Basilica Apostolorum" la cui fondazione risalirebbe al V-VI secolo,
fa parte del sistema di chiese suburbane (insieme a San Pietro in
Castello, San Zeno e Santo Stefano); sorta sulla Via Postumia, fu
ricostruita nelle attuali forme romaniche a inizi XII per essere poi
danneggiata nel '500 e riedificata nel dopoguerra. L'interno, ridotto a
una navata nel XVI secolo e alterato nell'800, conserva affreschi di
artisti locali della seconda metà del '500. Dalla sagrestia si scende
nel sacello delle Ss. Tosca e Teuteria, di pianta quasi quadrata,
che nel '300 fu la cappella funebre dei Bevilacqua; le tre navate sono
del 1160, coeve all'urna delle sante (le sculture sono del '400)
nell'abside. Nel cortile della chiesa, resti del chiostro
romanico a due ordini.
Palazzo Bevilacqua
Oltre il palazzo Medici (XV secolo), è un capolavoro incompiuto
di
Michele Sanmicheli (circa 1534), che per la mancata edificazione
dell'ala occidentale rivolta alla piazza risulta con la facciata
asimmetrica.

Chiesa di San Lorenzo
Introdotta da un'arcata ogivale che è sormontata dalla statua del
santo (1476), si hanno notizie già nell'VIII secolo; l'edificio
attuale, preceduto da un cortile che accoglie reperti della basilica
altomedivale raccoglie reperti della basilica altomedievale, è però di
fondazione romanica (secolo XII) e venne parzialmente ricostruito dopo
l'ultima guerra. La facciata, che subì molti rimaneggiamenti, è chiusa
tra due torri cilindriche. Attraverso la porta sul cortile si entra
nell'interno, che presenta non poche novità rispetto ai canoni
architettonici padani, essendo su tre navate absidate e scandite da
pilastri alternati ad archi su colonne; le navatelle sono percorse dai
matronei, che proseguirono in forma di loggia nel nartece e nel falso
transetto, per ridursi a bifore ai lati del presbiterio; resti di
affreschi trecenteschi sono sulle pareti, un'ancora lignea del '400 è
conservata nell'absidiola destra e due sepolcri del '500 lungo la navata
sinistra.
Arco dei Gavi
Dopo l'ottocentesco palazzo Portalupi, il palazzo Muselli
(seconda metà secolo XVII) e il sanmicheliano palazzo Canossa
(1530-37), completato solo nel 1675, si riconosce a destra la porta
romana, originariamente collocata sulla Via Postumia, all'altezza della
torre degli Orologi di Castelvecchio ma da qui smantellata dai francesi
nel 1805 e ricostruita nel 1933 attraverso un complesso restauro basato
sui rilievi del Palladio.
Costruzione del I secolo, risulta rara in quanto è uno dei pochi archi
romani dedicati a privati (la ricca famiglia dei Gavi).
