Castelvecchio

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Castelvecchio
Nato più per difendersi dalla città che per difenderla, leva l'imponente mole sulla prima ansa dell'Adige, punto strategico già utilizzato dai romani che vi avevano costruito un castrum. Fu eretto nel 1354-57, su ordina di Cangrande II della Scala che lo volle anche come propria residenza, su due nuclei separati dal ponte: quello occidentale, più munito, fu la reggia vera e propria; quello orientale, aperto sull'Adige fino agli interventi dei francesi nell'800, ha forma rettangolare ed è difeso da un'unica cortina di mura rafforzate da torri angolari. Tra le due parti è sopravvissuto un tratto delle mura comunali (prima metà XII secolo), nel quale si apre la porta del Morbio collegamento verso la città.

Verona - Castelvecchio

L'Ala napoleonica, la Torre Maggiore e alcune sale della Reggia, ristrutturate dal Carlo Scarpa (1957-64), ospitano il Civico Museo d'Arte. Nelle prime cinque sale sono esposti rilievi e sculture prodotti in area veronese tra il secolo XII e il XV: archivolto di Peregrinus (1120), il sarcofago dei Santissimi Sergio e Bacco (1179), vetri a figure d'oro (IV secolo), oreficerie del VII, il tesoretto di Isola Rizza (oggetti devozionali di epoca tardoantica e altomedievale); Santa Caterina, Santa Cecilia e altre sculture policrome in tufo testimoniano la rinascita del romanico in area veronese nella prima metà del '300; Svenimento della Vergine e drammatica Crocifissione del Maestro di Santa Anastasia; affreschi staccati (secoli XIII-XIV). Tra i dipinti su tavola del '300 spiccano i Santissimi Giacomo e Antonio di Padova con monaca inginocchiata di Tommaso da Modena; il polittico della Trinità di Turone, il polittico di Boi di Altichiero; la sala 11 conserva la decorazione originaria ed è dedicata al '400, non soltanto veronese: oltre alla Madonna del Roseto di Stefano da Verona si possono ammirare la Madonna della Quaglia attribuita a Pisanello, un Cristo in pietà di Filippo Lippi, la Madonna dell'Umiltà di Jacopo Bellini, una Madonna col Bambino di Michele Giambono; tra le opere di scuola fiamminga, Ecce Homo di Jan Mostaert; Crocifisso di Jacopo Bellini, dipinti di Giovanni Badile, Redentore in tufo del Maestro di Santa Anastasia. Nel '500 si collocano gli affreschi staccati di Nicolò Giolfino e Giovanni Maria Falconetto, la Sacra famiglia e santa di Andrea Mantegna, la Madonna della Passione di Carlo Crivelli. Seguono dipinti di Liberale da Verona, Francesco Bonsignori e Francesco Morone, la Madonna col Bambino di Giovanni Bellini, le Santissime Caterina e Veneranda del Carpaccio, opere di Bartolomeo Montagna e Alvise Vivarini; le armi spaziano dal '300 al '600.

All'ingresso del primo piano dell'Ala napoleonica, su un supporto disegnato dallo Scarpa, è sistemata la statua equestre di Cangrande I della Scala, dall'arca presso la chiesa di Santa Maria Antica, capolavoro della scultora del '300 italiano. Lavori di Paolo Cavazzola, Giovanni Francesco Caroto (Fanciullo con disegno di pupazzo) e Girolamo dai Libri precedono tele del Tintoretto (Adorazione dei pastori), del Veronese (pala Bevilacqua-Lazise), opere di Domenico Brusasorci, Paolo Farinati e Claudio Ridolfi, per passare alla pittura del '600 con Bernardo Strozzi, Marcantonio Bassetti, Pietro della Vecchia; ancora per il '600 e il '700 l'attenzione si concentra su Luca Giordano (Bacco e Arianna e Diana ed Endimione), G.B. Tiepolo (Eliodoro si fa consegnare il tesoro del tempio) e il figlio Giandomenico (Quattro santi olivetani), Francesco Guardi e Pietro Longhi (Il caffè).

Verona - Ponte Scaligero

Il Ponte Scaligero, eretto forse nel 1376, in cotto, nel mezzo di Castelvecchio, era di grande importanza economica e strategica, in quanto collegava Verona con la strada per il Tirolo; distrutto dai tedeschi durante la Seconda guerra mondiale, è stato ricostruito negli anni '50.

San Zeno in Oratorio
Chiesetta sorta nel '200 in forme romanico-gotiche, contende a San Zeno Maggiore il titolo di primo sacello zenoniano. La facciata gotica nasconde un interno a tre navate che custodisce: una Crocifissione di maestro veronese del 1330 circa; un'edicola funebre romana, utilizzata come base di appoggio di un sasso sul quale la leggenda vuole che sedesse San Zeno per pescare in Adige; San Zeno in trono attribuito al Maestro di Santa Anastasia (abside).

 

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