Vittorio Veneto
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Nata nel 1866 dalla fusione dei due centri storicamente autonomi di Ceneda e Serravalle, la città venne dedicata a Vittorio Emanuele II per aver celebrare l'annessione del Veneto al Regno d'Italia. Nonostante ciò i due nuclei urbani hanno mantenuto l'individualità che li ha contraddistinti fin dalle origini, portandoli ad affermarsi a fasi alterne. Castrum romano, Serravalle traeva la sua forza, e il suo nome, dalla posizione strategica, alla strozzatura tra il monte Cucco e il Marcatone, punto di passaggio obbligato per chi volesse risalire la valle Lapisina. Sarà invece la dominazione longobarda, nel VI secolo, a rendere Ceneda, in precedenza solo postazione d'appoggio, centro di un ducato che andava dal Piave al Tagliamento. Nuovo scambio di destini in epoca tardo-medioevale: Ceneda diviene sede vescovile, ma perde l'importanza economica, mentre Serravalle si afferma per la produzione di armi e le attività laniera e serica, alimentate dalle acque del Meschio. Unico episodio storico che le ricorda unite è la battaglia finale della Prima Guerra Mondiale, che qui venne combattuta fra il 24 ottobre e il 3 novembre 1918.

Serravalle
Giungendo da nord s'incontra la chiesa di Santa Giustina, duecentesco
pantheon dei Da Camino, radicalmente trasformato alla fine del '500.
Al suo interno è il sepolcro di Rizzardo VI Da Camino, un'arca,
realizzata tra 1336 e 1340, sorretta da statue più antiche di guerrieri.
Proseguendo si raggiunge la chiesa di San Giovanni Battista,
edificio tre-quattrocentesco che custodisce nella 1a cappella a destra
un notevole ciclo di affreschi risalenti alla prima metà del XV secolo.
Più avanti, l'acciottolato di via Roma sale nell'area dell'antico castrum.
Conserva la sistemazione del primo '500 piazza Flaminio, su cui
si affaccia la loggia Serravallese, antica sede del potere politico,
ricostruita nel 1462. Vi ha sede dal 1938 il
Museo del Cenedese che
accoglie reperti di archeologia paleoveneta, romana e longobarda, opere
di scultura e di pittura. La piazza, delimitata da palazzi quattrocenteschi,
si apre oltre il fiume verso il Duomo, il cui rifacimento di metà '700
è rimasto incompiuto (della precedente fabbrica romanica due-trecentesca
resta il campanile). All'interno, con soffitto decorato a fresco, è
custodita all'altare maggiore una Madonna col Bambino e Santi
di Tiziano (1547).
Una passeggiata, che parte dalla scenografica scalinata alle
spalle della Cattedrale (1931), edificata con la demolizione della porta
del Terajo, sale fino al santuario di Santa Augusta, edificio
originario del XV secolo ma rifatto nel '600. All'interno affreschi
quattrocenteschi.
Da piazza Flaminio ha inizio via Martiri della Libertà che si
apre su piazza Minucci, un tempo piazza dei Grani. Il suo assetto
attuale deriva da un intervento di metà '800 di Giuseppe Segusini, che
realizzò anche il Teatro Sociale (1879). Nella sequenza di edifici
signorili che prospettano su questa via è il cinque-seicentesco
palazzo Minucci-De Carlo
che conserva la collezione di arredi e oggetti d'arte appartenuta all'ultimo
proprietario. A fianco della torre dell'Orologio, che nell'800
ha sostituito l'antica porta San Lorenzo, l'oratorio di San Lorenzo
è un edificio d'impianto quattrocentesco, annesso al trecentesco ospedale
della Scuola dei Battuti e oggi sezione del Museo del Cenedese.

Ceneda
Superata la torre si entra in Ceneda. Sulla sponda orientale del Meschio
ha mantenuto forme tardogotiche la quattro-cinquecentesca chiesa
di Sant'Andrea, frutto di progressivi interventi sulla chiesa matrice,
originaria del IV secolo. Al termine di via Dante si raggiunge la chiesa
di Santa Maria del Meschio, che conserva all'altare maggiore
un'Annunciazione di Andrea Previtali, considerata una delle sue
opere migliori.
In fondo a via Diaz parte la successione delle vie Cosmo e Lioni che
attraversano il settore più antico dell'abitato. Sull'ampia Piazza
Giovanni Paolo I, con una fontana rinascimentale al centro, affaccia
la Cattedrale di origine duecentesca ma ricostruita in veste
neoclassica alla metà del '700 (la facciata è del 1912). Il portico
accanto appartiene all'antica sede municipale, la loggia del Cenedese
che la tradizione vuole sorta nel 1538 su progetto del Sansovino. Vi
è alloggiato il Museo della
Battaglia che accoglie testimonianze e cimeli della Prima Guerra
Mondiale. Di fronte al prospetto barocco della chiesetta di San Paolo
al Piano, il cinquecentesco Seminario vescovile ospita il
Museo diocesiano d'Arte sacra
"Albino Luciani", voluto dal futuro pontefice Giovanni Paolo
I quando era vescovo di Vittorio Veneto (1959-70). Alla sinistra della
Loggia parte la strada che sale verso il castello di San Martino,
antica residenza del vescovo-conte, rifatto in età longobarda e nuovamente
nel primo '400. L'edificio è tuttora sede episcopale.
