Treviso

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Nell'immobile campagna che la circonda, Treviso appare come un'isola verde, un'oasi di acque e fiori, elegante ma senza sfarzo.

Libero comune, signoria dei Da Romano, dei Da Camino, degli Scaligeri, la Treviso medievale sarà cantata da poeti e trovatori come esempio splendido di "città cortese", ricca, elegante e colta. Chi percorre oggi le sue strade non deve dimenticare di ricercare le tracce degli affreschi che decoravano le facciate degli edifici e di cui i visitatori di tutti i tempi parlano incantati.
Passata sotto il controllo di Venezia (1339) ne diventerà, agli inizi del XVI secolo, l'estremo baluardo fortificato di terraferma. Costretta per due secoli al ruolo di città-fortezza, si riattiverà nel '700 con la ripresa culturale illuminista, di cui saranno fulcro Jacopo Riccati e la sua scuola. Proprio allora sarà avviato anche un processo di modernizzazione del centro, che avrà il suo culmine nel secolo successivo quando, potenziati i percorsi carrabili e realizzato il collegamento ferroviario con Venezia (1851), i canali finiranno con il perdere il loro ruolo storico di vie di comunicazione.

I quartieri centrali
Le mura, progettate nel 1509 da fra' Giocondo per proteggere l'abitato dall'attacco mosso al territorio di Venezia dalla lega di Cambrai, furono completate attorno al 1520 e integrate da un sistema idraulico che utilizzava, come ulteriore difesa, le acque dei canali per allagare le campagne circostanti. Mediando i modelli ideali (pentagonali) con le preesistenti fortificazioni trecentesche, l'intervento portò alla formazione di un tracciato di forma quasi quadrangolare, molto compatto, con pochissimi punti di possibile penetrazione. Così, a differenza di quelle medievali che contavano undici porte, queste mura avevano solo tre aperture (porta San Tomaso, porta Altinia e porta Ss. Quaranta). Portò anche alla demolizione di gran parte del minuto tessuto edilizio dei borghi esterni per la realizzazione della vasta spianata.

Treviso - Palazzo dei Trecento

Piazza dei Signori
Centro della città, questo spazio pubblico conserva le vesti più che l'autenticità del vecchio centro di governo comunale. Sul lato maggiore, la Prefettura è ospitata nel palazzo del Podestà, ricostruzione neoromanica del 1877, sovrastato da una rifatta Torre civica. A sinistra è il palazzo Pretorio, che mostra su Casalmaggiore una facciata a bugne seicentesche e verso la piazza un prospetto ottocentesco. La piazza centrale accoglie anche il palazzo dei Trecento, in cui si riunivano le assemblee comunali (composte appunto da 300 membri) e trovavano sede le magistrature cittadine. Originario della prima metà del XIII secolo, ma quasi del tutto ricostruito dopo i bombardamenti dell'ultima guerra (1946-52), il palazzo rivolge su piazza Indipendenza lo scalone (1906) e, con il suo piano terreno a loggia, costituisce il "salotto" della città. Poco distante, all'angolo tra via Santa Margherita, il cui tracciato ricalca quello del cardo romano, e via Martiri della Libertà, l'antica "via regia", è la loggia dei Cavalieri (1276-77), sorretta da archi in laterizio sotto i quali, nel medioevo, si riuniva l'aristocrazia trevigiana. Pur non trattandosi di un luogo adibito a funzioni politiche, ma piuttosto di un ritrovo esclusivo (una sorta di "club"), venne sempre attribuito alla loggia un ruolo rappresentativo dell'immagine urbana. Ricostruita l'ala danneggiata dai bombardamenti del '44, sono comunque quasi perdute le decorazioni di soggetto cavalleresco che ne rivestivano interno ed esterno.

Piazza del Monte di Pietà
Da piazza dei Signori, un sottoportico tra la Prefettura e il palazzo dei Trecento sbuca nella piazzetta dell'ex Monte di Pietà (istituzione fondata nel 1496). Al suo interno, la cappella dei Rettori è riccamente decorata da seicenteschi pannelli di cuoio dorati, sotto teleri con storie bibliche di Ludovico Pozzoserrato. Ambienti attigui custodiscono pesi e misure originali, oltre a numerose opere d'arte fra cui San Girolamo di Luca Giordano e San Francesco di Paola di Sebastiano Ricci.

 

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