Conegliano
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Nello scenario dei conflitti politico-amministrativi che coinvolgevano
vescovi e nobili della Marca del XII secolo, Conegliano sorse all'ombra
di un preesistente castello posto sulla sommità di un colle, dove ritrovamenti
archeologici hanno attestato la presenza di un insediamento pre-romano.
Anche se la fortezza costituirà a lungo la ragion d'essere del nuovo
centro, l'abitato progressivamente si distenderà a forma di fuso alle
pendici di questa sorta di "acropoli", seguendo il tracciato della strada
principale. Per lo sviluppo urbano sarà determinante poi la costruzione,
durante la dominazione scaligera (1329), di un triplo giro di mura (uno
attorno alla rocca, uno a proteggere il borgo, uno di raccordo) e di
un canale, il Refosso, che collegava il torrente Ruio e il fiume Monticano,
i due corsi d'acqua che scorrono alle opposte pendici del colle. Perduta
sotto il controllo di Venezia la
sua peculiarità militare, Conegliano punterà decisamente su commercio,
manifatture e produzione di
vino e olio:
sarà così abbandonato il castello, che rischierà la totale demolizione
nel XVIII secolo.
La città vivrà una svolta decisiva nel XIX secolo, quando diverrà una
delle capitali enologiche italiane grazie all'introduzione, a opera
di Antonio Carpanè, di tecniche d'Oltralpe per la lavorazione delle
uve locali e l'istituzione, nel 1877, della Regia Scuola di viticoltura.
La Contrada Grande
La moderna espansione di Conegliano ha il suo principale asse viario
negli attuali corso Vittorio Emanuele e corso Mazzini
corrispondenti all'antico fossato, poi interrato, che correva fuori
dalle mura scaligere. Da piazza XVIII luglio il centro antico è raggiungibile
tramite la gradinata degli Alpini che sale a piazza Cima.
Su questa si affacciano il palazzo del Comune, ricostruito nel
1774 su un edificio medievale, e il teatro dell'Accademia (1846-1868).
La piazza si apre a metà della Contrada Grande, oggi via XX settembre,
principale direttrice del borgo medievale, sulla quale prospettano palazzi
di fondazione quattro-cinquecentesca, arricchiti di preziose decorazioni
a fresco o scolpite. Ai punti estremi della strada si trovano le due
antiche porte della città: a ovest porta Ruio (o porta Dante),
a est porta Monticano, a fianco della quale è una torre
del 1384, appartenente alle fortificazioni carraresi. Nel tratto fra
piazza Cima e questa porta si nota un straordinaria sequenza di nobili
edifici: la rinascimentale casa Codussi, palazzo Montalban
Vecchio della fine del XVII secolo, palazzo Sarcinelli edificio
del secondo '500 che ospita la Biblioteca civica e la Galleria d'Arte
moderna, il cinquecentesco Monte di Pietà, che conserva in facciata
una Pietà del Pordenone, e palazzo Montalban Nuovo, realizzato
da Andrea Zorzi nel 1781 in forme neoclassiche. Muovendo invece verso
porta Ruio si raggiunge il Duomo, perfettamente inserito nel complesso
della Scuola dei Battuti.

Scuola dei Battuti
Alla pratica purificatoria dell'autoflagellazione si deve il nome della
confraternita, la cui presenza era molto diffusa e importante nell'intera
Marca. Espressione della religiosità medievale, i Battuti si dedicavano
a opere di misericordia e abitualmente adiacente ai loro cenacoli veniva
realizzato un ospedale. Scandita da archi a sesto acuto al piano terreno
e da eleganti trifore al piano superiore, la facciata della Scuola dei
Battuti è decorata da affreschi di Ludovico Pozzoserrato raffiguranti
scene bibliche e il salvataggio di confratelli per opera della Vergine.
L'edificio religioso, annesso nel 1354 alla Scuola stessa, divenne nel
1756 Duomo cittadino. In quell'occasione venne rifatto all'interno secondo
il gusto neoclassico del tempo, ma un restauro stilistico lo riportò
nel 1956 alle forme gotiche. Conserva una tela di
Palma il Giovane in
controfacciata, affreschi di fine '400 ai pilastri della terza arcata,
San Francesco riceve le stigmate, (1545) di Francesco Beccaruzzi
e soprattutto, all'altare maggiore, Madonna in trono e santi,
preziosa tela di Cima da
Conegliano (1493). Un passaggio sotto il campanile tardo-quattocentesco
conduce in un campiello dal quale si sale alla tardotrecentesca Sala
dei Battuti. Nel corso del XVI secolo le sue pareti furono completamente
ricoperte da 27 riquadri a fresco con storie dell'Antico e Nuovo
Testamento, realizzati da vari artisti, tra cui Francesco da Milano
e Ludovico Pozzoserrato.
Casa di Cima
Alle spalle del Duomo, in quella che era la popolare contrada Sarano,
è visitabile (previa richiesta) la
casa quattrocentesca di Giovanni
Battista Cima, ora di proprietà della Fondazione dedicata al pittore
coneglianese. Oltre porta Ruio è via Caronelli, a partire dal
1675 centro del ghetto ebraico. Testimonianza di questa comunità è,
fuori dall'abitato, il cimitero le cui lapidi più antiche (la
prima risale al 1545, l'ultima al 1874) sono decorate con gli emblemi
zoomorfi delle principali famiglie.
Rocca di Castelvecchio
Da piazza Cima si può salire a piedi, lungo via Madonna della Neve,
alla Rocca, raggiungibile anche in auto seguendo le indicazioni. La
compongono parti dell'antica fortezza sopravissute alle demolizioni
settecentesche: si riconoscono i resti dell'antico Duomo (campanile
e abside) inglobati nell'oratorio di Santa Orsola e due torri.
Nella torre della Campana è il
Museo civico che espone
lapidi, monete, sculture (Giambologna;
Arturo Martini), dipinti
(Francesco da Milano, Ludoviso Pozzoserrato,
Palma il Giovane),
reperti romani e pre-romani.
