Colli asolani
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San Zenone degli Ezzelini
Lasciata Asolo, verso ovest è
San Zenone degli Ezzelini,
dominato dalla scenografica mole seicentesca villa Rovero. Dalla
successiva frazione Sopracastello si sale al colle degli Ezzelini:
in questa località, dove ora sorge una torre ricostruita nel XIX sec.,
la casata dei Da Romano aveva la sua residenza principale. Proprio qui,
nel 1260, un anno dopo la morte di Ezzelino III, ebbe luogo la strage,
ricordata anche da Dante, di tutti i discendenti del tiranno a opera
dei suoi nemici di parte guelfa. Sito panoramico è
Crespano del Grappa,
sulla cui piazza principale affaccia la settecentesca Parrocchiale,
opera di Giorgio Massari.

Possagno
Nel centro abitato si visitano
la casa natale di Antonio Canova, tenuta come lo
scultore la lasciò,
l'adiacente Gipsoteca,
che raccoglie studi in creta, calchi in gesso e bozzetti dell'artista
(la raccolta, voluta nel 1835 dal fratellastro del maestro, fu ampliata
da Carlo Scarpa nel
1957 per il bicentenario canoviano). Di fronte si staglia, alla sommità
di una salita prospettica, il Tempio canoviano (1830), mausoleo che
lo scultore stesso aveva progettato e finanziato a partire dal 1819
come parrocchiale del paese natale. Sul corpo dell'edificio, ispirato
al Pantheon romano, si innesta un pronao riproducente quello del Partenone
di Atene. Nell'interno, coperto da una maestosa cupola, opere di Palma
il Giovane, Luca Giordano, Moretto da Brescia attorniano la tomba che
accoglie le spoglie dell'artista (cuore e mano destra sono però a
Venezia).

Maser
Dirigendosi verso Maser
appare, su un lievissimo pendio,
villa Barbaro ora Volpi
splendido edificio realizzato attorno al 1557 dal
Palladio per Daniele
e Marcantonio Barbaro. La collaborazione con i due committenti, esperti
di architettura e raffinati studiosi di antichità classica permise al
progettista di realizzare compiutamente il suo modello di villa ideale.
Il corpo centrale, avanzato, trasforma il preesistente castello della
famiglia in una sorta di tempio, con frontone sorretto da colonne d'ordine
gigante, affiancato da due ali porticate concluse da colombare dalle
morbide linee curve. Sono di Alessandro Vittoria le decorazioni in stucco
(1525-1608), mentre gli affreschi si devono al
Veronese (1528-1588),
che animò gli ambienti interni con molteplici e luminosissime illusioni
ottiche. Sul pendio retrostante la villa si apre il ninfeo semicircolare
decorato da statue attribuite allo stesso committente Marcantonio Barbaro;
in un rustico è stato allestito il
Museo delle carrozze. Su
strada completa il complesso architettonico il Tempietto, tra le ultime
opere del Palladio,
terminata l'anno stesso della sua morte (1580). Il piccolo edificio
a pianta centrale, che reinterpreta il modello del Pantheon di Roma,
è arricchito da statue in pietra di Orazio Marinali e, all'interno,
da opere in stucco di Alessandro Vittoria.
