Rovigo
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La Rhodigium odierna mostra di aver perduto sotto l'asfalto del centrale corso del Popolo, i suoi caratteri storici di città d'acqua a vocazione agricolo-commerciale. Non si conoscono le origini del nome antico dell'abitato, divenuto tra il X e il XVIII sec. non solo capoluogo del Polesine, ma anche punto d'incontro tra le civiltà veneziana e quella ferrarese.
Piazza Vittorio Emanuele II
Ha pianta a trapezio la piazza centrale della città dove, poco lontano
dal punto in cui scorreva l'Adigetto, si affaccia il portico del cinque-settecentesco
palazzo del Municipio, in precedenza loggia dei Notai.
Sul lato sud-occidentale è il palazzo Roverella, già Monte
di Pietà, eretto a partire dal 1475 su disegni attribuibili a Biagio
Rossetti (attualmente il palazzo è destinato a sede della Pinacoteca
dell'Accademia dei Concordi). A sinistra del Municipio, su via Laurenti,
è il cinquecentesco palazzo Roncale, disegnato da
Michele Sanmicheli;
a destra sorge invece il palazzo dell'Accademia dei Concordi.

Accademia dei Concordi
Il nome del maggior organismo
culturale nella storia della città voleva esprimere l'unità spirituale
che avrebbe programmaticamente coinvolto tutti i suoi membri. Nato nel
1580 come associazione tra appassionati di musica e di letteratura,
si diede nel XVIII sec. una sezione di agraria per affrontare sul piano
scientifico i problemi idraulici del Polesine. Così l'istituto, tra
il 1833 e 1901, ricevette in lascito molte raccolte artistiche dei latifondisti
locali, in particolare opere di scuola veneta tra il XIV e il XVIII
sec., che andarono formando la Pinacoteca dei Concordi. Tra i
dipinti esposti spiccano: Incoronazione della Vergine di Nicolò
di Pietro, Madonna con Bambino e Cristo portacroce di
Giovanni Bellini,
Flagellazione di Gesù di
Palma il Vecchio,
Venere con lo specchio di Jan Gossaert, dipinti di scuola veronese
e ferrarese, Morte di Cleopatra di Sebastiano Mazzoni, e una
serie di ritratti del
Piazzetta, del Tiepolo e di Alessandro Longhi.
Al terzo piano è allestita la Pinacoteca del Seminario, parte
rilevante della collezione dei conti Silvestri, tra cui una Flagellazione
di Palma il Giovane,
I tre avogadori di Sebastiano Bombelli, Cristo della moneta
di Bernardo Strozzi, Venere e Psiche di Luca Giordano, San
Giovanni Battista di
Piazzetta e Contadinello
di Pietro Longhi.
Il complesso comprende inoltre una sezione archeologica, anch'essa
di provenienza privata e con reperti egizi, una sala con quattro grandi
arazzi della bottega di Rubens, e la rilevante Biblioteca che
vanta 382 antichi incunaboli e quasi 200.000 volumi.
Duomo
L'antica chiesa di Santo Stefano, di origini precedenti al Mille, fu
rifatta nel 1461 e nuovamente nel 1696, su disegni di Girolamo Frigimelica.
Tra le opere custodite all'interno: in controfacciata Risurrezione
e santi di scuola cinquecentesca ferrarese; al primo altare destro
affresco quattrocentesco proveniente dal demolito battistero; all'altare
del transetto sinistro Cristo risorto di
Palma il Giovane.
Poco lontano del duomo, in un'area di verde pubblico accanto al corso,
la torre Donà e una torre mozza, entrambe pendenti, sono
resti del castello qui fondato nel 920 dal vescovo di Adria.

Porta San Bortolo
Seguendo il tracciato delle scomparse fortificazioni per via Casalini
(alla sinistra del Duomo) e via Pighin, dove si notano i resti di una torre
medievale, si riattraversa il corso per raggiungere il varco aperto
nella mura in direzione di Ferrara. L'arco della porta (1482-85), che
prende il nome dalla chiesa extra moenia di San Bartolomeo Apostolo,
è sovrastato su entrambi i lati da una cornice nei modi del Sansovino.
San Francesco
Attraversata piazza Garibaldi, sulla quale si staglia la neoclassica
facciata del Teatro sociale (1818-19), si arriva al complesso
francescano della città. La sua chiesa, malgrado gli ampi lavori ottocenteschi,
mantiene l'originario stile romanico-gotico, ricevuto fra 1300 e
1430, e il campanile del 1520. All'interno custodisce al 3° altare destro
un San Lorenzo martire, statua marmorea di Giovanni Maria Morlaiter
e, al corrispondente altare sinistro, una Pietà affiancata da
santi, eleganti sculture di
Tullio Lombardo (1526).
Beata Vergine del Soccorso
Alle spalle della chiesa di San Francesco, l'ampia piazza XX Settembre
è quasi un viale che indirizza alla cosiddetta Rotonda, chiesa
mariana costruita tra 1594 e 1613 da Francesco Zamberlan e circondata
da un portico compreso nella spiovenza del tetto. L'alto campanile isolato
(1655-73) è di Baldassarre
Longhena. L'interno dell'edificio rappresenta una sorta di galleria
della pittura veneta del '600, dove spiccano tre tele di
Francesco Maffei alla
sinistra dell'altare. Fra gli autori presenti Pietro Liberi, Pietro
Muttoni, Pietro Ricchi, Antonio Zanchi e G.B. Pellizzari.
