L'alto Polesine
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Fratta Polesine
Sul corso di quello che doveva essere un antico ramo del Po, la
prima menzione dell'abitato
si ebbe nel 1079, quando per la prima volta
comparve sui documenti il toponimo Fracta. Fortificato all'epoca
dei contrasti fra gli Estensi e Verona,
passato nel 1484 ai veneziani, il luogo divenne privilegiato come
centro focale
per una regolare messa a coltura del territorio circostante. E proprio
questo spiega la presenza delle numerose residenze padronali in riva al
canale Scortico. La principale tra queste è, al centro del paese, villa Badoer, oggi di proprietà della
provincia di Rovigo, eretta dal
Palladio (1568-70)
su commessa dei nobili lagunari di cui ancora porta il nome. Vicina
è villa Molin, con decorazioni probabilmente di Giallo
Fiorentino. Sulla riva opposta (in via Ruga) si trova la casa dove nacque
(1885) e visse Giacomo
Matteotti.

Lendinara
Il centro della città s'identifica
con piazza Risorgimento, dove si trovano il Palazzo comunale,
con portico di colonne trecentesche, lo storicocaffè Maggiore
(1915) e un paio di torri anch'esse trecentesche, appartenenti al castello
degli Estensi. Nella vicina via Garibaldi sorge il palazzo Dolfin-Marchiori, costruito forse su disegno di
Vincenzo Scamozzi
e con annesso uno splendido parco ottocentesco progettato da
Giuseppe Jappelli.
Passando sotto la torre dell'Orologio, trasformata nel XVIII
sec., si esce in uno slargo contiguo a piazza Risorgimento, dal quale
prendendo via
Santa Sofia indirizza al Duomo. Di aspetto settecentesco, la
chiesa custodisce nell'ampio interno ricchi altari marmorei e una serie
di statue attribuite a Pietro Muttoni. Seguendo la via che inizia davanti
alla chiesetta vicina al Duomo si raggiunge piazza Alberto Mario, da
cui via del Santuario conduce al Santuario della Madonna del Pilastrello,
sorto fra 1577 e 1581 e ristrutturato alla fine del '700. Nella cappella
del Bagno si attinge l'acqua cui sono attribuiti poteri taumaturgici;
tra le opere custodite nel tempio, l'Ascenzione votiva del
Veronese.
Badia Polesine
La cittadina deve le proprie
antiche origini alla vicinanza con il fiume. Il toponimo ne segnala
la connessione con l'abbazia della Vangadizza, fondata prima del Mille
e chiusa d'autorità in età napoleonica. Nel cuore dell'abitato piazza
Vittorio Emanuele II raggruppa il palazzo del Comune, e la
Parrocchiale. Degni di nota appaiono però il Teatro sociale
(1814), il cui interno fu pregevolmente rifatto e decorato a intaglio
dopo la metà del XIX sec., e, di fronte, al Municipio, il seicentesco
ex Monte di Pietà, dal 1977 sede del
Museo Civico "A. E. Baruffaldi";
dedicato all'archeologia locale, alle ceramiche, a cimeli risorgimentali
e alla storia naturale del territorio. Il museo custodisce anche un'Ultima
cena cinquecentesca d'incerta attribuzione.
