Monselice

','','width=500,height=200')"> Segnala | Stampa

Particolare è l'aspetto scenografico della cittadina, che da un nucleo inferiore di formazione medievale si prolunga sul colle della Rocca in una passeggiata d'eccezione, tra i significativi edifici d'epoca e un confortante verde.
Già la latina "Mons sicilis" sorgeva a un crocevia di comunicazione terrestri e acquatiche, destinato ad attirare le attenzioni della municipalità padovana e quelle contrapposte del risoluto vicario imperiale Ezzelino da Romano. A lui si dovette la costruzione della prima vera cerchia fortificata (1239), che negli sviluppi quattrocenteschi voluti dai Carraresi avrebbe compreso l'abitato a valle e, come a Marostica o Conegliano Veneto, un versante del colle fin dal vertice. Di essere restano scarsi tratti dopo che nel XIX sec. il successo delle manifatture tessili e dell'estrazione di trachite ebbe affermato una malintesa idea di modernità tutta orientata agli abbattimenti.

Piazza Mazzini
Per celebrare l'ingresso della regione nel nuovo Stato italiano fu ricavata nel 1870 questa piazza, risparmiando alle demolizioni la loggetta cinquecentesca di quella che è oggi la Biblioteca comunale e la Torre civica, sorta nel 1244 e ridotta a campanile nel 1504.

Castello e mura di Monselice

Castello
La suggestiva via al Santuario inizia accanto alla settecentesca ex chiesa di San Paolo e si apre nello slargo su cui affaccia lo storico complesso di comando della cittadina, poi detto Ca' Marcello dalla famiglia che lo ebbe fino al 1835. Nella corte prospettano le facciate del duecentesco palazzo di Ezzelino e del palazzo dei Marcello. Nel cortile successivo si trovano una chiesetta settecentesca e, alle sue spalle, una casa romanica, cui si addossa uno stabile merlato d'epoca carrarese. Per i giardini si può scendere a un palazzetto seicentesco, dove alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale Vittorio Cini aveva fatto sistemare la propria biblioteca, oggi in parte a Venezia presso la Fondazione Giorgio Cini; notevole il camino a torre del terzo piano.

Il Duomo Vecchio
Appare dopo aver lasciato a sinistra la scalinata e le statue grottesche della cinque-settecentesca villa Nani-Mocenigo, e, intitolato a Santa Giustina, fu costruito in forme romaniche nel 1256 e restaurato nel 1935. Passati sotto la loggia quattrocentesca che inquadra il portale, si trovano, nell'interno con tetto a capriate lignee, resti di affreschi del '400 e, all'altare un polittico coevo veneziano.

Santuario delle Sette Chiese
Una serie di sei cappelle disegnate nel 1605 da Vincenzo Scamozzi (i dipinti sono di Palma il Giovane) accompagnano nella salita all'area di villa Duodo, i cui disegni erano stati commissionati allo stesso ed eseguiti nel 1592-93. Fa angolo un corpo opera di Andrea Tirali (1740), di sfondo al verde giardino all'italiana. La chiesa accanto alla villa conserva le reliquie di 25 protomartiri cristiani.

 

Risorse