I Colli Euganei
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Abano Terme
Non esiste, qui, uno stabilimento curativo principale. Ciascuno degli
oltre 100 pozzi viene fatto sfiatare nel terreno di ogni singolo albergo,
al quale è affidato lo sfruttamento del demanio.
La cosa si riflette in un assetto dell'abitato privo di centro, essendo stato superato dai fatti il ruolo aggregatore del millenario Duomo, con facciata neoromantica risalente al 1967. La vita gravita allora sul verde del lungo viale delle Terme. La successiva via Pietro d'Abano porta la Montirone, modesto rilievo sui cui già in epoca romana funzionava una fonte termale; vi sorge dai primi del '900 un colonnato corinzio, d'accesso a vasche non più in uso; la colonna dorica fu innalzata nel 1825 in onore dell'imperatore d'Austria.

Dal viale maggiore, via Montirone indirizza a Monteortone, dove il santuario della Vergine ricorda il luogo del rinvenimento (1428) di un'immagine ritenuta miracolosa. Di rilievo, nel presbiterio della chiesa rinascimentale, i bassorilievi di Alvise Lamberti e gli affreschi di Jacopo da Montagnana e scuola, nonché l'armoniosa abside a fregi; nella cappella a sinistra del presbiterio, Crocifisso di Palma il Giovane.
Montegrotto Terme
E' nella ex San Pietro Montagnon, questo fino al 1934 il nome del
paese, che rimane visibile
la principale area archeologica degli Euganei, testimonianza di utilizzi
termali già in epoca pre-volgare: vasche e canalizzazioni di età repubblicana
e augustea, collegate a un piccolo teatro, si rintracciano a breve distanza
dall'imponente Parrocchiale post-bellica. Vere attrattive locali
restano il verde e le piscine degli alberghi.
Verso Arquà Petrarca
Origini romane vanta Torreglia,
da dove si può raggiungere Luvignano, dove si può ammirare la
massiccia ma elegante villa dei Vescovi poi Olcese, progettata
da Bartolomeo Bon, fu ripresa nel 1532 su disegni di
Giovanni Maria Falconetto
e compiuta nel 1579; la chiesa conserva la pala di San Martino
di Girolamo Santacroce del 1527; oppure salire verso Torreglia Alta
e poi tra boschi all'eremo di Rua, insediamento camaldolese di
clausura istituito nel 1339 e ricostruito nel 1537.

Non lontano da Galzignano Terme, in frazione Valsanzibio, è lo scenografico accesso alla cinque-seicentesca villa Barbarigo, detta Bagno di Diana e accessibile in barca prima che interrassero il canale; il giardino è una simmetrica creazione all'italiana iniziata nel 1699, con planimetria rettangolare, senza dislivelli e animata da fontane, isolotti, peschiera e labirinto.
