Da Padova a Cittadella
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Cittadella
Già abitata in epoca romana,
Cittadella "rinasce" con
il suo attuale assetto urbano nel 1220-21 a opera dei padovani, che
intendevano costruire un centro militare-amministrativo strategico all'interno
del loro territorio. La posizione, all'incrocio tra la strada che collegava
Padova a
Bassano e la direttrice
Vicenza-Treviso,
rappresentava la forza della nuova città e la contrapponeva a
Castelfranco Veneto.
La storia di Cittadella (il cui nome riprende quello della parte più
antica di Padova) è segnata dalle vicende belliche
che interessarono la regione: conquistata da
Ezzelino da Romano
nel 1237, dagli Scaligeri nel 1319 e da Gian Galeazzo Visconti nel 1389,
tornò sempre in mano padovana fino al 1405, quando passò a
Venezia. Ceduta nel 1483 al condottiero
Roberto di Sanseverino e nel 1504 a Pandolfo Malatesta, tornò veneziana
dopo la guerra contro la lega di Cambrai (1509). Venuto meno il suo
ruolo militare, venne privilegiata la vocazione commerciale, pur rispettando,
nell'espansione dell'abitato fuori le mura, l'impianto originario e
il sistema fortificato.
Cinta muraria
Possente e al tempo stesso elegante, la cerchia delle mura, un'elisse
di 1461 metri che raggiunge un'altezza di 12-13, rappresenta l'essenza
stessa della città-fortificata medievale. Realizzata in laterizio e
ciottoli, è coronata da una fascia ad archetti ciechi e merlatura guelfa.
Elementi cardine del sistema difensivo sono le 12 torri e i 16 torresini
che scandiscono le mura in settori regolari. Quattro porte si aprono
in corrispondenza dei punti cardinali, rivolte verso le principali città
limitrofe: porta Treviso a est, porta Padova a sud,
porta Vicenza a ovest e porta Bassano a nord. Mentre le prime
tre sono costituite da un triplo filtro di arcate, l'ultima, maggiormente
esposta ad attacchi nemici, ne conta cinque. Tutte conservano tracce
di affreschi di varie epoche.
Piazza Pierobon
Sulla baricentrica piazza, aperta all'incrocio degli assi viari maggiori,
prospetta la parrocchiale Ss. Prosdocimo e Donato, duecentesca
di origine, ma rifatta nel XVI sec e ricostruita in forme neoclassiche
da Domenico Cerato e Ottavio Bertotti Scamozzi (1774-1826). Nell'interno
a unica navata, la Cappella dell'Immacolata, adiacente alla parete
destra, conserva affreschi due-quattrocenteschi e altri di
Jacopo Bassano (1538)
che costituivano parte delle decorazioni dell'edificio preesistente.
Proviene dall'antica chiesa anche la Cena in Emmaus (1537-38)
di Jacopo Bassano, custodita in sagrestia con altri dipinti di scuola
veneta, tra cui una Flagellazione di
Palma il Giovane.
Sul lato occidentale della piazza si trova la loggia del Municipio,
originaria del XIV sec. ma ristrutturata ai primi del '900: la decorano,
con il leone veneziano, stemmi degli antichi podestà.

Lungo gli assi principali
Proseguendo dalla piazza centrale verso ovest, in direzione di porta
Vicenza, si supera il Teatro sociale (1817-28); muovendo invece
a est, verso porta Treviso, s'incontra il Palazzo pretorio, residenza,
alla fine del XV sec, di Roberto Sanseverino e, nei primissimi anni
del '500, di Pandolfo Malatesta. Sull'asse nord-sud si trovano la quattrocentesca
Podesteria di fuori, sede amministrativa e giudiziaria, e, verso
sud, in fondo a via Garibaldi, la torre di Malta, fatta costruire
nel 1251 come carcere politico da
Ezzelino da Romano
e ricordata da Dante nel IX canto del "Paradiso". Di fronte è la
chiesa del Torresino, edificata a ridosso delle mura nel XIII sec.
e ampliata nel XVIII. Più avanti, fuori le mura, sorge la pieve di
San Donato risalente al XII sec. e per lungo tempo principale centro
religioso dell'abitato.
I dintorni di Cittadella
Lungo la statale 53 è Galliera
Veneta, il cui toponimo deriva forse dalla gens romana Galeria,
con la parrocchiale di Santa Maria Maddalena, realizzata tra
il 1730 e il 1747 su progetto di Giorgio Massari. Poco oltre l'abitato
è villa Cappello, cinquecentesco edificio detto anche villa
Imperiale perché appartenuto nella seconda metà del XIX sec. alla
consorte dell'imperatore d'Austria. A sud, superata
Tombolo, la cui
Parrocchiale fu eretta su disegno di Francesco Maria Preti, è la
palude di Onara, area umida di interesse naturalistico.
