Bassano del Grappa
Sorta come centro di natura rurale, il romano fundus Bassanus acquistò progressivamente importanza grazie alla sua invidiabile posizione strategica all’imbocco della Valsugana.
Data fondamentale nella cronologia della città è però il 22 luglio 998; un placito stilato in questa data in prossimità della pieve di Santa Maria, corrispondente all’attuale duomo, costituisce infatti il primo documento scritto attestante l’esistenza di Bassano.
Controllo sulle direttrici di traffico e sulla campagna, ma soprattutto sul Brenta, erano le peculiarità di questo centro che sorge in corrispondenza dello sbocco del fiume verso la pianura e ha sempre potuto godere della
possibilità di un guado dall’una all’altra sponda. Un ponte sul Brenta è infatti sicuramente già esistente nel 1209 e la sua presenza diventerà simbolo della città.
Soggetta in epoca medievale all’alternarsi di varie dominazioni (nel 1175 si sottomette spontaneamente a Vicenza, passerà agli Ezzelini nel 1218, a Padova nel 1259, ancora a Vicenza l’anno successivo, poi a Scaligeri, Carraresi, Visconti) entra nei domini di terraferma della Serenissima nel 1404 e potrà, da quel momento in avanti, dedicarsi pacificamente allo sviluppo di attività manifatturiere: lana e seta sono oggetto delle produzioni tradizionali, mentre ceramica e carta saranno i nuovi prodotti che si affermeranno nel XVII secolo.
Più vicino a noi è il coinvolgimento di Bassano nei due conflitti mondiali: città di prima linea nella Grande Guerra il suo nome verrà, nel 1928, legato ufficialmente a quello del Grappa per ricordare la stregua resistenza delle truppe italiane dopo la rotta di Caporetto.
Piazza Garibaldi
Questo spazio pubblico, che ricevette l’attuale forma nel secondo ’700, venne creato attraverso l’interramento del fossato attorno alla prima cinta muraria, della quale rimane la Torre civica, sopraelevata nel XIV secolo fino a raggiungere l’attuale altezza di 42 metri. Il lato meridionale della piazza è occupato dalla romanico-gotica chiesa di San Francesco, iniziata nel 1287 e consacrata nel 1331. Arricchita dall’elegante protiro (del 1306), la facciata ha nella lunetta del portale una Madonna con Bambino e santi, e, a destra, un’Annunciazione quattrocentesca dalla curiosa iconografia. All’interno, in controfacciata, tomba di Francesco Da Ponte il Giovane, e, all’abside, Crocifisso di Guariento, artista trecentesco tra modi giotteschi e stile gotico.
Museo civico
A destra rispetto alla facciata della chiesa è l’ingresso dell’ex convento di San Francesco, che dal 1840 ospita il complesso culturale oggi composto da Museo, Biblioteca e Archivio storico. La sezione archeologica, collocata al piano terra, presenta, accanto a reperti preistorici locali
(Cismon, Angarano), romani e longobardi, una notevole collezione di ceramiche greche e apule (VI-III sec. a.C.) passata al museo nel 1978-79.
Nel chiostro seicentesco è sistemata la Collezione lapidaria.
Nella Pinacoteca, sono esposti un Crocifisso di Guariento e opere su tavola di Bartolomeo Vivarini e Michele Giambono. Ampio risalto è dato alla famiglia Da Ponte, Francesco il Vecchio, Jacopo e i fratelli Francesco il Giovane, Girolamo e Leandro compongono le tre generazioni della dinastia artistica bassanese. Massimo
esponente della famiglia fu Jacopo, attento alle nuove tendenze che si andavano affermando nel passaggio dal rinascimento al manierismo, che accrebbe via via la centralità del paesaggio nelle sue opere, anticipando
movimenti seicenteschi. La serie di sue opere conservate nel museo (tra cui: Fuga in Egitto, San Giovanni Battista nel deserto, Battesimo di Santa Lucilla, San Martino col mendicante) documentano le varie fasi del suo sviluppo artistico. Bozzetti in terracotta dei Marinali, dipinti da Alessandro Magnasco (Sepoltura di un trappista, Banchetto di frati), Marco Ricci, Pietro Longhi, G.B. Tiepolo e Giandomenico Tiepolo sono tra le altre opere esposte. Nelle sale dedicate ad Antonio Canova si conservano bozzetti, calchi, studi e la serie unica dei monocromi; mentre tra le opere del XIX e XX secolo si possono ammirare dipinti di Pompeo Molmenti, Francesco Hayez, Vincenzo Giito e Medardo Rosso.
Fanno parte del Museo civico il Gabinetto dei Disegni e delle Stampe, che conserva diverse opere di artisti veneti, e soprattutto la raccolta della famigli Riondini, corpo di oltre 8.500 rarissime stampe
italiane e straniere. Completano il complesso culturale: l’Archivio storico, con documenti dal 1211 al 1950, e la Biblioteca, ricca di 82.000 volumi a stampa, codici, incunaboli, 2.230 manoscritti in volume e oltre 46.000 lettere, tra cui l’imponente epistolario di Antonio Canova.
Piazza della Libertà
Sul lato meridionale della piazza prospetta la facciata della chiesa di San Giovanni Battista, fondata bel 1308 con il monastero ormai scomparso e ampliata nel corso del XV sec. Fu radicalmente ristrutturata fra 1747 e 1788 con un intervento che, spostando radicalmente la collocazione dell’accesso principale, ruotò di 90 gradi l’orientamento funzionale dell’edificio. All’interno, la barocca cappella del Sacramento, del 1733, appare riccamente decorata da statue di Orazio Marinali e da pregevoli stucchi di Abbondio Stazio e Carpoforo Mazzetti-Tencalla. Sul lato opposto della piazza, addossata al palazzo del Municipio (1720-26), è la loggia del Comune (1405-1582), con orologio tardocinquecentesco, frammenti di decorazione a fresco, stimi dei primi 120 podestà veneziani. Sullo stesso lato si trovano la casa Treviso, dove rimangono tracce di affreschi della fine del ’400, e il caseggiato che accoglieva i laboratori dei Riondini. Su pilastro isolato, la statua di San Bassiano, patrono della città, è di Orazio Marinali
(1682).

A fianco della loggia del Comune si stacca via Matteotti, che si dirige verso il castello Superiore. Si noti, a sinistra, la casa n. 52 con affreschi in facciata (1482) e Madonna di Francesco Bassano il Vecchio (1523) sotto il portico. A destra dai resto di muro merlato e un portale cinquecentesco segnalano il tardocinquecentesco palazzo Pretorio, sede dal 1315 del podestà e fino al XVIII sec. del Consiglio comunale.
Campo Marzio
Da piazza della Libertà per via Bellavitis si può raggiungere via Campo Marzio, che deve il proprio nome allo slargo, allora fuori le mura, dove dal XIII sec. si svolgeva la fiera annuale. Dallo storico centro commerciale, via Portici Lunghi scende verso quello che era il porto fluviale cittadino.
Palazzo Sturm
L’edificio settecentesco a picco sul Brenta, rielaborazione di stabili precedenti, ospita dal 1992 il Museo della Ceramica, dedicato a una delle produzioni di cui Bassano fu capitale fino al primo ’700 quando, con la decadenza del maggior produttore cittadino, il primato passò alla vicina Nove. Il salone d’onore al piano terreno, affrescato dal veronese Giorgio Anselmi (1765) introduce all’esposizione cronologica: da ceramiche medievali di scavo, che attestano le radici antiche di questa produzione, questa prosegue con vasi da farmacia, piatti, tazze, centritavola,
lastre d’arredamento e sculture uscite tra XVII e XIX sec. dalle manifatture del Bassanese. Nella veranda si trovano pezzi di gusto eclettico, le cucine ospitano le collezioni di piatti popolari, mentre il piano inferiore accoglie opere in ceramica di produzione contemporanea. Tra gli ambienti del palazzo sono inoltre notevoli l’alcova, con dipinti attribuiti a Gaetano Zompini, e il boudoir rococò, a stucchi e specchi.
Ponte Vecchio
Collegamento tra le due rive del Brenta, nel punto in cui il fiume si restringe maggiormente, è da qui si apre il simbolo della città. Rifatto più volte (1450, 1511, 1520, 1526, 1567) a causa di distruzioni belliche o di piene del fiume, rispetta attualmente il disegno elaborato nel 1569 dal Palladio, pur essendo stato ricostruito nel 1748, 1813 e 1948. L’uso del legno nella costruzione è dovuto alla maggiore elasticità che questo materiale conferisce alla struttura, rendendole più facile reagire alle forti sollecitazioni di una piena. L’unico tentativo fatto, nella prima metà del ’500, di costruire il ponte in pietra si dimostrò decisamente fallimentare: l’eccessiva rigidezza del manufatto ne provocò il crollo alla prima “brentana”. Il nome di ponte degli Alpini, ormai tradizionalmente attribuitogli, trova ragione anche nei cimeli e nelle fotografie esposte nel piccolo Museo degli Alpini, cui si accede dalla caratteristica taverna alla testata del ponte sul versante opposto al centro.

Al di là del ponte, via Angarano riprende il nome della romana “Angaranus”, sito dove sono emersi interessanti reperti archeologici (ora conservati al Museo civico). Si trovano qui abitazioni ed edifici di culto medievali e rinascimentali, fra cui la chiesetta di San Donato di origine duecentesca e la cinque-seicentesca villa Veggia-Bonaguro con affreschi di maniera veronesiana. Ritornando verso il centro si incontra, proprio in faccia allo sbocco del ponte, in quattrocentesco palazzo Beltrame-Menarola dove è collocato il piccolo Museo della Grappa che illustra la storia e tecnica della distillazione di questo tradizionale prodotto.
Piazzotto Monte Vecchio
Dal ponte si può risalire in via Gamba, quindi a destra in via Bricito, per sbucare nella piazza dell’antico Monte di Pietà (1494), privo di adeguate aperture perché in precedenza (1454) deposito di granaglie.
Nel piazzotto, centro delle Bassano del XIII sec. prospettano le contigue case quattrocentesche Dal Corno-Bonato (in facciata, sinopia di Jacopo Bassano) e Michieli-Bonato, affrescata nel ’500.
Castello Superiore
Sopra piazza del Terraglio, che un tipo seguiva il fossato, è la fortezza, documentata sin dal 1175, ma probabilmente più antica. La chiude una doppia cerchia muraria: la cinta esterna in ciottoli di fiume, senza soluzione di continuità con le mura urbane, risale a un’epoca di poco successiva alle prime notizie scritte; quella interna invece, in ciottoli e laterizi, dovette sorgere attorno al 1370. Vi si accede per un portale sormontato dalla torre di Ser Ivano, eretta nel XIII sec.
Duomo
L’originaria pieve di Santa Maria, nota già nel 998, ha assunto l’aspetto attuale attraverso una serie di trasformazioni architettoniche: riduzione a navata unica (1465-71), modifica dell’abside su disegno di Vincenzo Scamozzi (1588-90),
allungamento fino alle mura del castello (1634-41) e ristrutturazione tra 1628 e 1687. Il campanile si erge sulla base di una torre duecentesca. All’interno, tele di Leandro Bassano e San Domenico, scultura di Orazio Marinali.
Viale dei Martiri
Dal castello, scendendo per la via che prende nome dalla quattrocentesca casa Bonamigo, si superano i resti di porta del Margnan (1548), in origine sulla prima cerchia. A sinistra si può scendere a borgo Margnan, forse il nucleo primitivo della Bassano altomedievale, in cui si trova il tardoquattrocentesco convento dei Cappuccini con la chiesa di
San Sebastiano. Viale dei Martiri conserva la facciata del Teatro sociale (1802, poi adattato a cinema) e, in fondo, la piccola chiesa di Santa Maria delle Grazie, costruita nel 1492 attorno a un’immagine della Vergine che era stata affrescata direttamente sulle mura cittadine; al suo interno, Crocifissione a fresco di Jacopo Bassano. Oltre la vicina
porta delle Grazie, la cui veste attuale risale 1560, si piega a sud nel largo viale delle Fosse, a sua volta un tipo esterno alle mura (se ne vedono tratti ben conservati), sistemato alla fine del ’700. Al termine meridionale del viale, piazzale Trento introduce al giardino Parolini, area verde istituita come giardino botanico (1805) dal naturalista bassanese
Alberto Parolini.
Via Roma
Dal giardino, si può ritornare verso le piazze centrali percorrendo la direttrice realizzata attorno al 1277 per facilitare i collegamenti con Cittadella. Ne introduce il rettifilo l’arco gotico di porta Dieda, già connessa a un castello meridionale trecentesco. L’aspetto di facciata della via mantiene tratti d’epoca, fra cui la ex chiesa dell’Angelo Custode (1665).
Ca’ Rezzonico
Residenza suburbana del primo ’700 che si raggiunge negli immediati dintorni seguendo da porta Dieda verso sud-est via Beata Giovanna, dove una lapide segnala la casa natale del tenore Tito Gobbi. Al corpo centrale della villa (forse su progetto di Baldassarre Longhena che disegnò anche la residenza veneziana della famiglia) si aggiunge verso il 1733 una barchessa-foresteria, un oratorio e quattro torri d’angolo su probabile progetto di Giorgio Massari.
All’interno sono particolarmente notevoli gli stucchi di Abbondio Stazio e Carpoforo Mazzetti-Tencalla, nonché le pitture del salone centrale, alcune delle quali sono di Antonio Canova.
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