Castelfranco Veneto
Fondata tra il 1195 e il 1199 come avamposto militare-amministrativo di Treviso, Castelfranco deve il suo nome alla sua consistenza di fortilizio e all’esenzione da tributi concessa, al momento della sua fondazione, a chi vi fosse trasferito per risiedervi.
Localizzata sul crocevia tra la via Postumia e l’asse di collegamento tra Padova e Asolo, la città occupava una posizione strategica sia in tempo di guerra, sia, per l’attività mercantile, in tempo di pace.
Contesa tra le potenze confinanti di Treviso, Padova e Vicenza, per oltre un secolo, Castelfranco entrò nel 1339 sotto il dominio di Venezia a cui rimase annessa, tranne breve periodi, fino al 1797.
La Serenissima avviò un processo di smilitarizzazione della città e ne valorizzò la natura mercantile, mentre la zona agricola circostante fu oggetto degli investimenti terrieri della nobiltà lagunare. Il successo economico portò a un progressivo ampliamento dell’abitato fuori le mura e a una rilettura, nel XVIII sec., del centro dove, non più legati alle rigide esigenze militari, vennero costruiti edifici rappresentativi e aperti per spazi pubblici, troncando però, in corrispondenza del nuovo complesso del Duomo, uno dei due assi principali dell’impianto urbano duecentesco. All’architetto Francesco Maria Preti, nato a Castelfranco nel 1701, si devono i principali interventi settecenteschi in città.
Il cittadino più noto è però indubbiamente Giorgio di Castelfranco, detto Giorgione, pittore rivoluzionario del rinascimento veneto, dalla breve quanto misteriosa vita.

Castello
E’ il quadrilatero fortificato che cingeva l’insediamento originario.
Le mura in laterizio, lunghe complessivamente 930 metri e alte 17, erano scandite da otto torri (sei delle quali ancora esistenti) poste ai vertici e al centro dei lati del quadrato d’impianto. Nelle quattro mediane si aprivano le porte di accesso: maggiore (e meglio conservata) è quella orientale, rivolta verso Treviso, con orologio e leone di San Marco del 1499, coronata da una cella campanaria settecentesca.
Gli spazi liberi intorno alle mura, ancora oggi circondate da un fossato che deriva le proprie acque dal Musone, erano destinate a fiere e mercati agricoli.
Duomo
La chiesa principale, fabbrica neoclassica di Francesco Maria Preti
sul sito di un edificio di culto preesistente, innalza la facciata del 1893 su un ampio sagrato, appositamente creato nel ’700 e risistemato nell’800 con statue della bottega di Orazio Marinali provenienti da villa Corner del Paradiso. L’interno custodisce una nutrita serie di opere d’arte, fra cui spiccano: Martirio di San Bartolomeo di Antonio Zanchi, Madonna col Bambino in trono e i Ss. Francesco e Liberale del Giorgione (databile 1505) e San Sebastiano di Palma il Giovane a destra dell’abside; notevole anche il coro settecentesco. In sagrestia: affreschi attribuiti al Veronese e G.B. Zelotti, e tele di Palma il Giovane, Francesco Maffei, Jacopo Bassano e Annibale Carracci. A lato della chiesa è l’ex Monte dei Pegni ristrutturato nell’800.
Casa del Giorgione
La casa Marta Pellizzari, edificio gotico alla sinistra del Duomo, è comunemente chiamata casa del Giorgione perché in una sala al piano nobile reca una fascia decorativa a chiaro-scuro con Simboli delle Arti liberali e meccaniche tradizionalmente attribuita al maestro veneto.

Teatro Accademico
Iniziato nel 1754 su disegno di Francesco Maria Preti e completato nell’800, il teatro cittadino ha un’elegante sala a tre ordini di palchi con ampie finestre, pensata per potervi svolgere non solo spettacoli ma anche dibattiti e riunioni diurne. Proseguendo verso via Garibaldi in direzione nord si esce dalla cinta muraria giungendo in piazza Giorgione, cuore dell’antica città che ospitava fiere e mercati agricoli. Al suo centro era la loggia del Paveion, eretta nel 1420 e restaurata nel 1603 “a perpetuo uso pubblico”.
Palazzo Revedin-Bolasco
Allontanandosi dal centro storico in direzione Treviso, lungo via Riccati, si superano la chiesa di San Giacomo (progettata da Giorgio Massari) e l’ex ospedale (opera di Francesco Maria Preti, ora scuola) giungendo a borgo Treviso, il più ampio tra i quartieri storici esterni alle mura. Vi spicca il palazzo Revedin-Bolasco che G.B. Meduna costruì dopo il 1852 sostituendo la preesistente residenza seicentesca progettata da Vincenzo Scamozzi.
La tenuta, in epoca rinascimentale denominata il Paradiso, comprende un vasto parco all’inglese completato da Antonio Caregaro Negrin, con anfiteatro di statue della bottega di Orazio Marinali, specchi d’acqua e padiglioni eclettici, frutto della ricostruzione del preesistente giardino all’italiana.
In frazione Sant’Andrea, 5 km a sud di Castelfranco Veneto, la cinquecentesca villa Corner-Tiepolo (ora Chiminelli) mantiene all’esterno e all’interno affreschi di Benedetto Caliari, fratello del Veronese. Nelle adiacenze sono un museo dedicato all’arte conciaria e un museo agricolo con una raccolta di attrezzi da lavoro e oggetti domestici.
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