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Verona: l'addizione scaligera

testi by Redazione Venetolife.it


Piazza Bra'
Il centro della vita sociale veronese, è di definizione "recente", essendo stata riqualificata tra il 1770 e la metà del XIX secolo. In questo lasso di tempo venne creato il "liston", inserito il Museo lapidario maffeiano e costruiti o rinnovati gli edifici che vi prospettano.
Il palazzo Guglienzi, del '400, conserva una Madonna col Bambino di Francesco Morone, il palazzo degli Honorij poi Guastaverza è di Michele Sanmicheli (1553-54).
Il lato opposto della piazza è chiuso dall'edificio neoclassico della Gran Guardia Nuova, sede del Municipio. Su quello sud, con le mura comunali riutilizzate dai della Scala e poi da Gian Galeazzo Visconti come limite settentrionale della Cittadella, s'impone il palazzo della Gran Guardia, iniziato nel 1610 ma terminato nel 1836: il piano inferiore a bugnato, che reimpiega pietre dell'Arena, è porticato. Accanto sono i portoni della Bra' (1480), due grandi arcate a tutto sesto sul luogo di una porta d'età comunale, dietro i quali si leva la torre pentagonale.
Segue il complesso formato dell'Accademia filarmonica, dal Teatro filarmonico d'ispirazione palladiana e dal Museo lapidario maffeiano, per il quale nel 1745 venne aggiunto, su progetto di Alessandro Pompei, il chiostro dorico d'impronta classicheggiante. Fu Scipione Maffei a volere il museo, per dare degna sistemazione a una collezione lapidaria del '500 da lui stesso accresciuta. Nel cortile che precede il pronao, rilievi funerari veronesi e fronti di urne etrusche sono l'unico residuo dell'allestimento maffeiano; nel sottosuolo, reperti di gran mole, iscrizioni veronesi e del Garda; al primo piano, stele funebri e sculture greche (dal V al II a.C.) reperti romani, etruschi e paleoveneti, sarcofagi e rilievi funerari sono al secondo piano.

Arena
Il terzo anfiteatro d'Italia per grandezza (è capace di ben 25.000 posti) è uno dei monumenti simbolo della città, e dal 1913 sembra rivivere una seconda vita, essendo sede di una stagione lirica estiva di prestigio internazionale. Costruito nei primi decenni del I secolo a.C. appena fuori le mura, della cinta esterna resta la cosiddetta ala nord, quattro arcate a tre ordini con lesene e cornici di stile tuscanico; ancora intero è il secondo anello, a due ordini di 72 arcate, mentre le 44 file di gradini della cavea ellittica, alta 30 m, furono alterati nella posizione già nel '500.

Via Cattaneo
Appare tutt'oggi come una tra le più eleganti della Verona ottocentesca grazie ad alcuni edifici di fascino: palazzo Trezza, di gusto neorinascimentale del primo '800; palazzo Cossali, cinquecentesco e modificato nel 1841; la casa Scalfo-Da Lisca (XV secolo), con decorazione a punti e grottesche.

Corso Cavour
Ricalca il tracciato della via Postumia fuori della porta dei Borsari e fu asse di primaria importanza nel medioevo, conoscendo poi l'intervento di Michele Sanmicheli. Subito dopo l'incrocio con via Oberdan è la casa dei Giolfino, con resti di decorazione sulla facciata opera del più noto di quella famiglia, Nicolò; da sottolineare anche la vasta facciata del palazzo Carlotti (1665), il palazzo Carnesali della prima metà del '500, e il rinascimentale palazzo Scannagatti, modificato nel 1862, che presenta un bel portale attribuito a Domenico da Lugo.

Ss. Apostoli
La "Basilica Apostolorum" la cui fondazione risalirebbe al V-VI secolo, fa parte del sistema di chiese suburbane (insieme a San Pietro in Castello, San Zeno e Santo Stefano); sorta sulla Via Postumia, fu ricostruita nelle attuali forme romaniche a inizi XII per essere poi danneggiata nel '500 e riedificata nel dopoguerra. L'interno, ridotto a una navata nel XVI secolo e alterato nell'800, conserva affreschi di artisti locali della seconda metà del '500. Dalla sagrestia si scende nel sacello delle Ss. Tosca e Teuteria, di pianta quasi quadrata, che nel '300 fu la cappella funebre dei Bevilacqua; le tre navate sono del 1160, coeve all'urna delle sante (le sculture sono del '400) nell'abside. Nel cortile della chiesa, resti del chiostro romanico a due ordini.

Palazzo Bevilacqua
Oltre il palazzo Medici (XV secolo), è un capolavoro incompiuto di Michele Sanmicheli (circa 1534), che per la mancata edificazione dell'ala occidentale rivolta alla piazza risulta con la facciata asimmetrica.

Chiesa di San Lorenzo
Introdotta da un'arcata ogivale che è sormontata dalla statua del santo (1476), si hanno notizie già nell'VIII secolo; l'edificio attuale, preceduto da un cortile che accoglie reperti della basilica altomedivale raccoglie reperti della basilica altomedievale, è però di fondazione romanica (secolo XII) e venne parzialmente ricostruito dopo l'ultima guerra. La facciata, che subì molti rimaneggiamenti, è chiusa tra due torri cilindriche. Attraverso la porta sul cortile si entra nell'interno, che presenta non poche novità rispetto ai canoni architettonici padani, essendo su tre navate absidate e scandite da pilastri alternati ad archi su colonne; le navatelle sono percorse dai matronei, che proseguirono in forma di loggia nel nartece e nel falso transetto, per ridursi a bifore ai lati del presbiterio; resti di affreschi trecenteschi sono sulle pareti, un'ancora lignea del '400 è conservata nell'absidiola destra e due sepolcri del '500 lungo la navata sinistra.

Arco dei Gavi
Dopo l'ottocentesco palazzo Portalupi, il palazzo Muselli (seconda metà secolo XVII) e il sanmicheliano palazzo Canossa (1530-37), completato solo nel 1675, si riconosce a destra la porta romana, originariamente collocata sulla Via Postumia, all'altezza della torre degli Orologi di Castelvecchio ma da qui smantellata dai francesi nel 1805 e ricostruita nel 1933 attraverso un complesso restauro basato sui rilievi del Palladio. Costruzione del I secolo, risulta rara in quanto è uno dei pochi archi romani dedicati a privati (la ricca famiglia dei Gavi).

Castelvecchio
Nato più per difendersi dalla città che per difenderla, leva l'imponente mole sulla prima ansa dell'Adige, punto strategico già utilizzato dai romani che vi avevano costruito un castrum. Fu eretto nel 1354-57, su ordina di Cangrande II della Scala che lo volle anche come propria residenza, su due nuclei separati dal ponte: quello occidentale, più munito, fu la reggia vera e propria; quello orientale, aperto sull'Adige fino agli interventi dei francesi nell'800, ha forma rettangolare ed è difeso da un'unica cortina di mura rafforzate da torri angolari. Tra le due parti è sopravvissuto un tratto delle mura comunali (prima metà XII secolo), nel quale si apre la porta del Morbio collegamento verso la città.

L'Ala napoleonica, la Torre Maggiore e alcune sale della Reggia, ristrutturate dal Carlo Scarpa (1957-64), ospitano il Civico Museo d'Arte. Nelle prime cinque sale sono esposti rilievi e sculture prodotti in area veronese tra il secolo XII e il XV: archivolto di Peregrinus (1120), il sarcofago dei Santissimi Sergio e Bacco (1179), vetri a figure d'oro (IV secolo), oreficerie del VII, il tesoretto di Isola Rizza (oggetti devozionali di epoca tardoantica e altomedievale); Santa Caterina, Santa Cecilia e altre sculture policrome in tufo testimoniano la rinascita del romanico in area veronese nella prima metà del '300; Svenimento della Vergine e drammatica Crocifissione del Maestro di Santa Anastasia; affreschi staccati (secoli XIII-XIV). Tra i dipinti su tavola del '300 spiccano i Santissimi Giacomo e Antonio di Padova con monaca inginocchiata di Tommaso da Modena; il polittico della Trinità di Turone, il polittico di Boi di Altichiero; la sala 11 conserva la decorazione originaria ed è dedicata al '400, non soltanto veronese: oltre alla Madonna del Roseto di Stefano da Verona si possono ammirare la Madonna della Quaglia attribuita a Pisanello, un Cristo in pietà di Filippo Lippi, la Madonna dell'Umiltà di Jacopo Bellini, una Madonna col Bambino di Michele Giambono; tra le opere di scuola fiamminga, Ecce Homo di Jan Mostaert; Crocifisso di Jacopo Bellini, dipinti di Giovanni Badile, Redentore in tufo del Maestro di Santa Anastasia. Nel '500 si collocano gli affreschi staccati di Nicolò Giolfino e Giovanni Maria Falconetto, la Sacra famiglia e santa di Andrea Mantegna, la Madonna della Passione di Carlo Crivelli. Seguono dipinti di Liberale da Verona, Francesco Bonsignori e Francesco Morone, la Madonna col Bambino di Giovanni Bellini, le Santissime Caterina e Veneranda del Carpaccio, opere di Bartolomeo Montagna e Alvise Vivarini; le armi spaziano dal '300 al '600.

All'ingresso del primo piano dell'Ala napoleonica, su un supporto disegnato dallo Scarpa, è sistemata la statua equestre di Cangrande I della Scala, dall'arca presso la chiesa di Santa Maria Antica, capolavoro della scultora del '300 italiano. Lavori di Paolo Cavazzola, Giovanni Francesco Caroto (Fanciullo con disegno di pupazzo) e Girolamo dai Libri precedono tele del Tintoretto (Adorazione dei pastori), del Veronese (pala Bevilacqua-Lazise), opere di Domenico Brusasorci, Paolo Farinati e Claudio Ridolfi, per passare alla pittura del '600 con Bernardo Strozzi, Marcantonio Bassetti, Pietro della Vecchia; ancora per il '600 e il '700 l'attenzione si concentra su Luca Giordano (Bacco e Arianna e Diana ed Endimione), G.B. Tiepolo (Eliodoro si fa consegnare il tesoro del tempio) e il figlio Giandomenico (Quattro santi olivetani), Francesco Guardi e Pietro Longhi (Il caffè).

Il Ponte Scaligero, eretto forse nel 1376, in cotto, nel mezzo di Castelvecchio, era di grande importanza economica e strategica, in quanto collegava Verona con la strada per il Tirolo; distrutto dai tedeschi durante la Seconda guerra mondiale, è stato ricostruito negli anni '50.

San Zeno in Oratorio
Chiesetta sorta nel '200 in forme romanico-gotiche, contende a San Zeno Maggiore il titolo di primo sacello zenoniano. La facciata gotica nasconde un interno a tre navate che custodisce: una Crocifissione di maestro veronese del 1330 circa; un'edicola funebre romana, utilizzata come base di appoggio di un sasso sul quale la leggenda vuole che sedesse San Zeno per pescare in Adige; San Zeno in trono attribuito al Maestro di Santa Anastasia (abside).

San Procolo
Il sito che accoglie questa chiesa e la basilica di San Zeno Maggiore corrisponde all'area cimiteriale paleocristiana nord-occidentale della città, già necropoli romana, dove nel IV secolo vennero sepolti i vescovi veronesi. San Procolo, fondata nel V-VI, fu ricostruita nel XII secolo, rimaneggiata all'interno nel '500 e completamente recuperata da un accurato restauro nel 1988. La facciata a capanna presenta due bifore e un protiro pensile con affreschi trecenteschi. Nell'interno, decorato da opere di artisti veneti del '500 e '700, si trova, vicino all'abside, una statua policroma del santo di Giovanni di Rigino. La scalinata centrale conduce alla cripta, spartita in tre navate da colonne di reimpiego con capitelli cubici (secoli VIII-X) che reggono archi a tutto sesto; le volte sono a crociera.

San Zeno Maggiore
Per secoli punto di riferimento della vita religiosa e civile di Verona, è una maestosa basilica, capolavoro del romanico italiano, nata a fine IX secolo dal rifacimento di una chiesa altomedievale; inserita nel monastero benedettino da cui in origine dipendeva, unisce all'antico significato religioso del sito il valore-simbolo della libertà comunale (per secoli custodì il carroccio della Lega veronese). Costruttore fu l'arcidiacono Pacifico, ma, distrutta dal terremoto del 1117, fu riedificata nel 112-38 e prolungata e rialzata verso la seconda metà di quel secolo.

La facciata a salienti è spartita da due contrafforti, ornata da lesene e arcatelle e percorsa da una galleria di bifore; la ruota della fortuna in alto è un grande rosone scolpito da Brioloto (inizi '200). Al centro, un protiro su leoni stilofori racchiude il bel portale (1138) di Nicolò e bottega, i cui rilievi sottolineano il significato simbolico dell'accesso alla chiesa come ingresso della salvezza: l'estradosso dell'arco, decorato da animali, termina nei due telamoni sormontati da San Giovanni Battista e San Giovanni evangelista; nel frontone, Agnello mistico e la mano di Dio; valore più civico hanno le figurazioni ai lati (ciclo dei Mesi), nella lunetta (San Zeno benedicente consegna i vessilli del Comune ai fanti e ai cavalieri) e alla base (due miracoli del santo). Lo stesso vale per i rilievi laterali: sia quelli di destra, di Nicolò, che narrano storie della Genesi, sia quelli di sinistra, firmati da Guglielmo, dove le storie del Nuovo Testamento convivono con scene della popolare leggenda di re Teodorico. Le 24 formelle in bronzo sulla porta riprendono in rispondenza analogica i temi trattati dal portale: 21 storie del Vecchio e 20 del Nuovo Testamento, quattro della vita di San Zeno, insieme a figure di re incoronati e di santi; quanto alla datazione, la critica parla di una prima officina per l'anta sinistra e la zona inferiore della destra (inizi secolo XII), e di una seconda per l'anta destra (fine stesso secolo). L'abside gotica è del 1398, il campanile (secolo XII) è in tufo e cotto.

Una scalinata scende nel vastissimo interno, a tre navate su pilastri e colonne con capitelli reimpiegati da edifici romani; il soffitto a carena di nave è del 1386; in fondo, il presbiterio rialzato nasconde la cripta. Il battistero è di fine XII secolo, la grande vasca in porfido proveniente dalle terme romane. Navata destra e presbiterio sono adorni di affreschi dei secoli XIII-XV: spiccano un grande San Cristoforo, la Madonna bianca del Secondo Maestro di San Zeno e varie pitture del Primo Maestro di San Zeno. Sull'altare maggiore, che impiega come mensa un sarcofago del secolo XII, trittico (Madonna col Bambino tra angeli e santi, 1457-59) di Andrea Mantegna; nell'abside, affreschi attribuiti a Martino da Verona; davanti all'abside sinistra, statua policroma di San Zeno del '300; sopra la porta della sagrestia, Crocifissione della scuola di Altichiero. La duecentesca cripta è su sette arcate rette da colonne di recupero e pilastri affrescati, come le pareti, nel XIII-XIV secolo; nell'abisde, chiusa da una cancellata del XV, è l'altare-sarcofago con le spoglie di San Zeno.

Dalla navata sinistra si accede al chiostro romanico (1296-1313), su colonnine bisate che reggono in parte archi a sesto acuto; sotto il portico sono varie tombe trecentesche, tra cui il sepolcro di Giuseppe della Scala (nella lunetta, bell'affresco di scuola giottesca).
A sinistra della chiesa si leva il torrione superiore dell'abbazia di San Zeno: all'interno rimane un affresco duecentesco (Omaggio dei popoli della terra al potere imperiale) che è interessante per l'iconografia.

Porta San Zeno, attribuita a Michele Sanmicheli, ebbe solo uso civile. Di più antica fondazione è la porta Fura o Catena, che consta di tre aperture. Sono queste due i passaggi che interrompono il giro delle mura, definite dagli Scaligeri in contemporanea al ridisegno della città prendendo come fulcro della stesse Castelvecchio; la nuova cinta, iniziata nel 1283-87 e conclusa nel 1329, abbracciava i borghi suburbani e vaste estensioni libere e a coltivo. Il perimetro difensivo fu aggiornato e riqualificato dai veneziani, quindi parzialmente smantellato dai francesi, rinnovato e rinforzato dagli austriaci per le nuove esigenze difensive.

San Bernardino
Decorano la chiesa, eretta in forme gotico-rinascimentali verso metà '400, pinnacoli di stampo gotico e un portale rinascimentale (1474), con statue e lunetta a rilievo. L'interno, a due navate aismmetriche secondo il modulo costruttivo francescano, è ricco di dipinti di artisti veronesi del XV-XVI secolo. A destra del presbiterio si apre la cappella Pellegrini, progettata da Michele Sanmicheli. Sull'altare maggiore, campeggia un grande trittico di Francesco Benaglio; l'organo alla parete della navata maggiore è del 1481 (le portelle furono dipinte da Domenico Morone).
Dalla navata sinistra si esce nel chiostro, da dove si può salire alla sala Morone, la biblioteca (1493) affrescata da Domenico e Francesco Morone con aiuti (1503) su temi francescani.

Stradone Porta Palio
Lungo il suo corso si susseguono la casa Ziliotto (fine '400), il palazzo Orti (1784) e la chiesa barocca di Santa Teresa degli Scalzi (1666) a pianta ottagonale. La porta del Palio, opera sanmicheliana (1561), è così chiamata perché, come ricorda Dante, vi passava la corsa del Palio.

Corsa Porta Nuova
E' uno dei frutti del progetto di risistemazione dell'area ideato da Michele Sanmicheli, il cui scopo era favorire l'accesso alla città dalla pianura. Al suo inizio è il fianco della chiesa di San Luca, edificio romanico rifatto nel 1753; in fondo la porta Nuova, realizzazione di Sanmicheli (1546) con svariate modifiche ottocentesche.

A circa due chilometri a sud della porta, la Fiera di Verona, nata nel 1898 come mercato dei cavalli è ormai la più importante per l'agricoltura e la zootecnica d'Europa.

Santissima Trinità
Nella sua costruzione si individuano due fasi: la pianta a navata unica e l'abside minore settentrionale furono costruite nel 1073-1117, l'abside maggiore, l'atrio e il campanile attorno al 1130.

Museo degli Affreschi G.B. Cavalcaselle
Creata nel 1973 per raccogliere importanti cicli di affreschi staccati da edifici cittadini, l'istituzione si trova nel complesso del chiostro e della chiesa di San Francesco al Corso. I primitivi sono documentati dagli affreschi del secondo strato del sacello di Ss. Nazaro e Celso (1180); tra i maestri veronesi del '500, bellissime le Scene allegoriche e le figure mitologiche di Paolo Farinati, i dipinti di Domenico Brusasorci e Bernardino India staccati da residenze patrizie, le sinopie di Altichiero. Si accompagnano loro sculture neoclassiche, alcune di Innocenzo Fraccaroli e Torquato Della Torre (Orgia).
Nella chiesa di San Francesco al Corso, del XIII secolo ma rifondata nel 1625, bella l'Annunciazione in bronzo dorato di Girolamo Campagna. Dal chiostro dei Cappuccini, una scaletta conduce alla cosiddetta tomba di Giulietta, sepolcro in marmo rosso del '300.



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