Costozza
E' di origine antica Costozza, borgo ai piedi dei Berici che prende nome
dall'uso di mettere a "custodia" il vino in grotte a temperatura
costante, secondo norme comunitarie codificate per iscritto dal XIII
secolo. La vecchia tradizione agricola ha favorito il concentrarsi di
ville. Provenendo da Vicenza se ne incontrano a sinistra (la
quattrocentesca villa Trento, poi rimaneggiata e oggi istituto
religioso) e a destra (la seicentesca villa Trento-Carli, tra
molto verde, collegata a grotte dotate di un sofisticato sistema
medievale di condizionamento dell'aria), per raggiungere infine il
piazzale dove un appariscente giardino all'italiana inquadra sul colle i
tre edifici delle ville Da Schio. In cima alla scalinata sono al
medesimo livello un edificio settecentesco con planimetria ad U, la
villa Da Schio propriamente detta, a destra e la
cinque-settecentesca Ca' Molina. Più in alto il villino
Garzadori-Da Schio (1690) sporge dal versante del monte, con
soffitto e parte delle pareti costituiti da una grotta naturale. Aveva
qui studio lo scultore bassanese Orazio Marinali, autore della
decorazione plastica nel giardino.La strada del Tocai rosso
Così è chiamata la via pedecollinare che da Costozza si dirige a Nanto,
ora tra versanti scoscesi deturpati dalle cave, ora tra curati vigneti.
Narra una tradizione locale che questo vitigno fu importato da Tokaj, in
Ungheria, da un falegname di Barbarano che, al tempo di Maria Teresa
d'Austria, fu la mandato a prestare servizio militare. Noto per le cave
è Lumignano, sopra il quale si trova l'eremo di S. Cassiano
(VII-VIII secolo), piccolo edificio scavato nella roccia che fu rifugio
di movimenti religiosi, repressi dai dominanti veneziani.
Famosa per la sua pietra da costruzione,
Nanto dedica alla
lavorazione di questo materiale una fiera annuale. La Parrocchiale
nuova, di fine '800, ha dossali quatto-cinquecenteschi ereditati
dalla precedente, che è trecentesca e poco lontana.
Si lascia la strada pedecollinare per rientrare sulla
statale 247 a Ponte di Nanto, in area bonificata nel XVI secolo:
su una collina a destra sorge la seicentesca villa Pigafetta-Camerini,
Sulla riva dello scolo Liona, canalizzazione di bonifica
medievale che si segue per un lungo tracciato dopo Ponte di Barbarano,
si rintraccia, isolata, la quattrocentesca villa Dal Verme.
Agugliaro
Avrebbe dovuto gravitare attorno alla tardo-seicentesca villa
Pigafetta-Troilo il piccolo centro lungo lo scolo Liona. Ma della
villa furono completati soltanto i fabbricati laterali di servizio e
l'oratorio, ora chiesa di S. Bortolo. Un paio di chilometri più a
sud, la frazione Finale conserva il recinto di villa Saraceno,
detta palazzo delle Trombe, la cui eleganza fa ipotizzare un
contributo al progetto da parte di Michele Sanmicheli; non distante è
villa Saraceno, realizzata nel 1549-68 dal Palladio che ne pubblicò
i disegni nel suo trattato di architettura, ma non realizzò le due
barchesse laterali.
Noventa Vicentina
Il nome della cittadina, nodo
stradale fra le province di Vicenza, Padova e Verona, deriva da quello
antico di "Nova Entia" (Nuovi insediamenti) che le imposero nell'alto
medioevo i Benedettini, impegnati nelle bonifiche. Seconda decisiva
presenza storica fu quella cinque-seicentesca della nobiltà veneziana,
artefice anch'essa della riorganizzazione agricola di questa terra. Alla
famiglia lagunare che maggiormente vi si impegnò risale il grandioso
complesso di villa Barbarigo (oggi Municipio), formata da una
coppia di barchesse a portico tuscanico e da un corpo padronale
riccamente dipinto all'interno (1588). Presso la villa si trova la
seicentesca Parrocchiale, ampliata nel XIX secolo, che custodisce
al secondo altare sinistro una tela (Ss. Rocco e Sebastiano)
firmata da G.B. Tiepolo.
Poiana Maggiore
Grazie alle tre ville dell'omonima famiglia locale, questo
borgo occupa
un posto nella storia dell'architettura veneta. Dalla Parrocchiale,
di origine duecentesca, si prende a sinistra per incontrare villa
Pojana-Colla, quattrocentesca ma rifatta nel XVI e nel XIX secolo.
Segue, al lato opposto della strada, villa Pojana detta
Castello, così chiamata perché una delle seicentesche barchesse
ingloba una torre e fortificazioni precedenti. Di fronte è la più nota e
importante villa Pojana, costruita nel 1550-63 dal Palladio e da
lui inclusa nel proprio trattato di architettura. Nell'interno, gli
affreschi sono di Bernardino India e Anselmo Canera, gli stucchi di
Bartolomeo Ridolfi.
Bagnolo
A ovest della provinciale per Lonigo si stendevano le terre dei Pisani,
nobili veneziani che ottennero benemerenze dalla
Serenissima proprio per le
bonifiche qui intraprese. Il piccolo nucleo di Bagnolo, era il centro di
governo di quei possedimenti, come testimonia la grandiosa villa
Pisani Ferri, commissionata nel 1544 al Palladio. Una loggia bugnata
a tre archi, che reca nel timpano lo stemma di famiglia, da accesso al
salone; una seconda facciata appare invece completata in modi più
modesti rispetto ai disegni palladiani. Oggi, comunque, si entra dal
lato delle grandi barchesse (1562-69), ristrutturate dopo l'incendio del
1806.
Lonigo
Di fondazione romana e poi a lungo sotto influenza veronese, prima di
darsi nel 1404 alla Serenissima,
il maggior centro della fascia berica, mantiene vive le proprie
tradizioni di mercato agricolo e di bestiame (cavalli). L'asse di via
Battisti corrisponde all'antico corso dell'interrato Fiumicello, che
aveva separato il nucleo delle origini da un borgo fortificato voluto
dagli scaligeri di Verona. Alla cerchia di mura di quest'ultimo
apparteneva il paio di torri sulla centrale piazza IV Novembre,
dove spicca anche il Duomo del 1875, che all'altare maggiore
custodisce un Crocifisso ligneo quattrocentesco. Il lato minore
della vicina piazza Garibaldi è costituito da palazzo Pisani
(1556, ora sede municipale), le cui ali risultano però addizioni più
recenti. I portici di via Garibaldi conducono in piazza XX Settembre,
dove via Ognibene indirizza verso il sontuoso apparato d'accesso
(guardiole, archi di trionfo, esedra) ideato a metà '800 per la
trasformazione di un'abbazia benedettina nella principesca villa
Giovanelli. Il vasto complesso (attualmente dei padri Pavoniani)
mantiene un chiostro del '500 e un campanile del secolo precedente; il
resto è opera della ristrutturazione, in cui spiccano stucchi e
affreschi di Mosè Bianchi nelle sale del piano nobile. Da visitare anche
villa Pisani detta la Rocca, rielaborazione della Rotonda
di Vicenza a opera del continuatore del Palladio, Vincenzo Scamozzi.
Nella frazione Madonna, lungo la strada per
San Bonifacio, il
santuario della Madonna dei Miracoli è il risultato dell'aggiunta di
una cappella (1492-1501) sul corpo della precedente chiesa gotica.
L'esposizione di un'immagine ritenuta miracolosa ha aggregato qui una
ricca raccolta di ex voto quattro-settecenteschi.
Brendola
Sono ancora le ville a scandire questo segmento del percorso che da
Lonigo, sulla statale 500, si dirige a nord verso l'anfiteatro di
Brendola. Dopo Sarego, sulla sinistra, in dominante posizione
sulla campagna di Monticello di Fara, a due chilometri dalla
statale, emerge la monumentale villa Da Porto detta la
Favorita, costruita nel 1714-15 da Francesco Muttoni. Il nucleo
antico di Brendola si trova più in alto rispetto all'insediamento
moderno, sul versante di un colle dove stanno arroccati i resti di una
fortificazione vescovile, fatta demolire dalla
Serenissima ai primi del
'500. In quella parte storica dell'abitato, dove sono stati portati alla
luce reperti paleoveneti e
romeni, si rintracciano una serie di residenze cinque-ottocentesche e,
in piazza, la gotico-rinascimentale villa Piovene (oggi sede
municipale). Non lontana è la piccola chiesetta dell'Annunciata (o
Madonna del Carmine), con bella facciata in pietra decorata nei modi di
Alvise Lamberti.
La val Liona
E' l'esito di bonifiche cinque-seicentesche il paesaggio di questa valle
appartata, solcata dallo scolo Liona, dove la presenza di ville
testimonia l'intervento di età veneziana. A Villa del Ferro la
quattrocentesca villa Giacometti sta poco più in alto di villa
Priuli, del primo '600. Sul lato opposto della valle, l'abitato di
Campolongo, eccede di poco il complesso di villa Dolfin,
sviluppatosi nel XVI-XVII secolo su un preesistente nucleo gotico, forse
di matrice castellana.
Orgiano
Una Parrocchiale ricostruita nel 1740, con campanile
cinquecentesco, domina il piccolo centro di mezza collina. Di maggior
peso storico-architettonico è però villa Francanzan Piovene, che
si vuole curata da Francesco Muttoni. Il suo corpo centrale, a pianta
quadrata, risale il 1710; precedenti, invece, appaiono il recinto
merlato e la colombara che si rintracciano nel secondo cortile della
grande barchessa. D'interesse anche il verde attorno, gli ambienti
interni e la raccolta di trattori storici.
Sossano
Sul lato opposto della val Liona rispetto ad Orgiano,
Sossano, noto per
la produzione di prosciutti, ha insediato il proprio Municipio nella
cinque-settecentesca villa Ferramosca-Giovanelli. A questa
apparteneva la vicina chiesa della Madonna dell'Aiuto, piccolo
edificio a pianta centrale forse di Giorgio Massari. Proseguendo oltre
l'abitato, ci si avvia ad attraversare i colli Berici, lasciando sulla
destra Belvedere per avvicinarsi a Toara, frazione di
Villaga,
centro sviluppatasi attorno alla cinque-ottocentesca villa
Barbaran-Piovene. Mentre si prosegue verso Barbarano Vicentino,
vigneti di tocai rosso e addirittura uliveti sono testimonianza
dell'ottimo microclima presente sul versante meridionale dei colli.
Barbarano Vicentino
La strada proveniente da Villaga entra in
paese dal lato di villa
Godi-Marinoni, eretta nel primo '700 nel sito di un fortilizio dei
vescovi vicentini. Le origini dell'abitato sono però molto più antiche,
come testimoniano i reperti del Neolitico rinvenuti in loco. La
parrocchiale di S. Maria Assunta, ricostruzione settecentesca di un
importante edificio del XIV secolo; custodisce pale di Alessandro
Maganza e di Palma il Giovane. Accanto alla chiesa sorge il
gotico-veneziano palazzo dei Vicari, poi dei Canonici, edificio
quattrocentesco su mura portanti più antiche.
Il lago di Fimon
Una conca dei Berici tra Barbarano Vicentino e Vicenza, accoglie su una
lunghezza di circa un chilometro e mezzo, e una larghezza di 300-500
metri il lago di Fimon che, alimentato da sorgenti sotterranee, ha
interesse naturalistico e specificamente faunistico in quanto principale
zona umida del Vicentino. Vi si accede solitamente da
Arcugnano,
dove si imbocca la diramazione dalla provinciale detta Dorsale Berica.
Nelle vicinanze si trova la tardo-settecentesca villa Franceschini,
ristrutturata all'interno da Antonio Caregaro Negrin.
Altavilla Vicentina
La chiesa dei Ss. Urbano e Sebastiano, di origine gotica ma
ingrandita alla fine del '400 e rimaneggiata più tardi, sovrasta
Altavilla Vicentina, che si adagia su un isolato colle. Al centro
dell'abitato sorge la villa Valmarana-Morosini (attualmente
dell'Accademia Olimpica di Vicenza), realizzata a partire dal 1724 sotto
le direttive di Francesco Muttoni. Si affaccia al giardino la fronte
principale della villa, con salone decorato di stucchi e affreschi
coevi; le scuderie sono divenute auditorium. Una villa
quattrocentesca appartenuta alla stessa famiglia sta di fronte alla
Parrocchiale della non lontana frazione di Valmarana.
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