Il Medioevo
L'arrivo dei Longobardi nel 568 provocò una frattura nella realtà veneta: in tutto il Veneto nei secoli VI e VII le aree coltivare regredirono, boschi e paludi si dilatarono; tutte le città ridussero il loro spazio edificato e abitato; le strade romane divennero impraticabili, determinando uno spostamento del poco traffico sulla densa rete di vie d'acqua. Una vasta fascia di terre scarsamente popolate e ricche di acque e boschi divise il Veneto longobardo da quello lagunare.
Dopo la conquista di Carlo Magno, anche il Veneto fu riordinato in contee e marche, ma il sistema feudale dovette coesistere con elementi della tradizione giuridica romana.
Nel VII secolo prende forma un thema bizantino, con magistrature locali, dipendenti dall'esarca di Ravenna: i centri più importanti di questo ducato lagunare sono Cittanuova, sede del potere politico e centro culturale, Grado, sede del patriarca, e Torcello, centro di traffici. Agli inizi del IX secolo la sede del doge (non più ufficiale bizantino, ma capo della aristocrazia lagunare) viene trasferita da Malamocco, sul mare aperto, all'interno della laguna, su un gruppo di isole che insieme formano la civitas Revoalti. Su queste piccole terre emerse, collegate via via fra loro fino a formare un unico insieme, solcato da una fitta rete di canali, si forma tra il IX e il X secolo il primo nucleo di una nuova città: Venezia.

Le incursioni ungare del X secolo provocarono la ricostruzione delle mura cittadine e la moltiplicazione dei castelli sul territorio. Questi centri fortificati, nati per la difesa delle popolazioni rurali, divennero strumenti di controllo e sfruttamento signorile e alle città, sede del vescovo e di un'autorità politica pubblica sempre più debole, si affiancarono nella campagna nuovi centri di potere religioso o militare.
Nel 984 Verona e la sua marca furono annesse al ducato di Baviera e fino a tutto il secolo XI la città ebbe vescovi tedeschi; per questi suoi legami con la Germania, Verona terrà una posizione filo-imperiale fino al 1160.
Con la fine delle incursioni ungare la ripresa degli scambi e della circolazione monetaria, determinò radicali mutamenti nella vita sociale e politica. La crescita demografica, agricola e commerciale dei secoli XI e XII va a beneficio soprattutto delle città che sono le maggiori sedi vescovili (Verona, Padova, Vicenza, Treviso). Le istituzioni comunali invece nacquero dalla convergenza fra la feudalità minore della città e del contado con i nuovi ceti mercantili. Usurpando poteri e diritti dei vescovi e dei conti, i Comuni pretesero la sottomissione del contado. Federico I, sceso in Italia cinque volte tra il 1154 e il 1177, tentò di restaurare le prerogative regie. Padova, Vicenza e Treviso aderirono a una "lega di Verona", confluita poi in quella lombarda.
Accanto alle città, furono protagonisti delle vicende del periodo 1230-60 alcuni dinamici rappresentanti dell'aristocrazia feudale, che si erano trasferiti in città conservando il controllo dei possessi del contado, da cui derivano il nome: i da Romano, i da Camino, i da Carrara, i d'Este.
