Lo Zoldano e la Marmolada

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Longarone
Sono ancora drammaticamente evidenti le tracce del disastro avvenuto nella notte del 9 ottobre 1963, quando il paese fu spazzato via da una valanga d'acqua scagliata dalla diga del Vajont. L'ingente costruzione, discutibile nei suoi esiti cementizi, dà idea della forza del cataclisma che, provocato da un'enorme frana precipitata dal monte Toc nel sottostante bacino artificiale, causò 1908 vittime e la quasi totale cancellazione dell'abitato.Longarone - Diga del Vajont Documenta la mai dimenticata tragedia il Museo del Vajont, allestito presso il Municipio ma in attesa di trasferimento. Sulla strada principale spiccano inoltre le elaborate linee curve della Parrocchiale (1966-76), opera di Giovanni Michelucci, cui è annesso un memoriale della vittime. Oggi centro eminentemente industriale, Longarone si configura come la sede del più importante ente fieristico del bellunese, con ricorrenti manifestazioni annuali.

Al di là del Piave, a Codissago, frazione del comune di Castello Lavazzo sorge il Museo etnografico degli Zattieri del Piave. Il museo documenta tutti gli aspetti riguardanti la storica attività della fluitazione del legname verso Venezia, interrottasi solo alle soglie dell'età industriale.

La valle di Zoldo
Come rivela il suo nome, Forno di Zoldo fu dal XV secolo al XVII secolo un importante polo metallurgico in orbita veneziana, specializzato nell'estrazione di ferro, piombo, zinco e nella siderurgia. Si compone di numerose frazioni disseminate in un'aperta conca, ad altitudini comprese tra gli 825 e i 1210 metri, le più basse delle quali furono ripetutamente danneggiate dalle esondazioni del Maé. In frazione Pieve, la chiesa di San Floriano, dalla facciata interamente rivestita di affreschi di scuola dei Vecellio, custodisce all'interno l'altare delle anime di Andrea Brustolon (1687). Di fascino architettonico maggiore appaiono i nuclei delle più elevate località di Bragarezza e Astragàl, sopravvissuti alle alluvioni. Da Forno di Zoldo è consigliabile la deviazione verso Forcella Cibiana a 1530 m, che mette in comunicazione con la valle del Boite. Dopo poco meno di tre chilometri, il piccolo abitato di Fornesighe rappresenta uno dei più interessanti complessi di dimore rustiche bellunesi. Superato il passo, è raggiungibile Cibiana di Cadore.
Le ragioni del turismo estivo e invernale che gravita sull'area sono chiarite dagli spettacoli del Pelmo e della Civetta. In compagnia di queste visioni si esce nella conca superiore della valle, territorio del comune sparso di Zoldo Alto. La sede comunale è a Fusine, anch'essa dal nome protoindustriale, mostra più nette le recenti tracce di strutture ricettive e impianti di risalita. Ricordano invece il passato i soleggiati villaggi di Costa, Brusadàz e Coi, più in alto, nonché Chiesa di Gòima, storico abitato nei pressi di antiche miniere, dove sorge anche il Museo etnografico della Valle di Gòima. Oltre la frazione Pècol, la statale risale oltre i prati di Palafavera a 1520 m: la seggiovia verso Pioda è base per il vasto comprensorio sciistico della Civetta.

 

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